Nastri, trionfo per Matteo Garrone

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Matteo Garrone ha vinto 8 Nastri d'argento per "Dogman" (foto Stefano Baroni)

Il suo “Dogman” ottiene 8 premi dal Sindacato giornalisti, tra cui nelle categorie miglior film e miglior regia

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I Nastri d’Argento 2018, il premio della stampa cinematografica sotto l’egida del SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), hanno registrato uno strameritato “en plein” per Dogman di Matteo Garrone: l’opera del regista romano ha ottenuto infatti ben otto premi per il miglior film, regia, produzione (dello stesso Garrone con Rai Cinema), scenografia, sonoro, montaggio, casting director, e per gli attori protagonisti Marcello Fonte e Edoardo Pesce. Un successo ancora più rilevante, se si considerano gli altri autori “in corsa” per i riconoscimenti, tra cui Luca Guadagnino e Paolo Sorrentino. E nella serata di sabato 30 giugno a Taormina, è stato proprio il regista di Loro a vincere il Nastro per la sceneggiatura (dello stesso Sorrentino con Umberto Contarello) e tre premi per gli attori: Elena Sofia Ricci come migliore attrice protagonista, Kasia Smutniak e Riccardo Scamarcio come migliori non protagonisti dell’anno.

Miglior commedia dell’anno è andata a Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani.  La commedia sociale, come è stata definita, che diverte e fa riflettere, ha vinto anch’essa il premio di sezione del sindacato giornalisti cinematografici italiani: un grande successo per i suoi due protagonisti, Paola Cortellesi e Antonio Albanese, in un film che racconta con umorismo contraddizioni e lacerazioni del nostro Paese.

Vent’anni dopo Radiofreccia Luciano Ligabue, presente anch’egli sul palco del Teatro Antico di Taormina, ha vinto per il miglior soggetto con il suo terzo film, Made in Italy, interpretato da Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Due i Nastri alla carriera 2018, decisi dal direttivo del sindacato giornalisti cinematografici: il primo a Gigi Proietti, premiato a Roma da Alessandro Gassmann qualche settimana fa; il secondo, per i suoi primi quarant’anni di carriera, a Massimo Ghini.

Un altro Nastro speciale è stato consegnato a Roma a Paolo Taviani per Una questione privata, ultimo film firmato con il fratello Vittorio (da poco scomparso), mentre un altro premio speciale è andato a Nome di donna di Marco Tullio Giordana, interpretato da Cristiana Capotondi, sul tema delle molestie sul lavoro e della necessità di rompere il muro dell’omertà.

Miglior opera prima ai fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, per La terra dell’abbastanza: presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino, è una storia di emarginazione e disagio che “grida” la voglia di riscatto morale.

Da segnalare, ancora, premi speciali ad Edoardo Leo, quest’anno, non solo come protagonista in Smetto quando voglio – Ad Honorem, ma anche come autore e interprete di Io c’è, e a Claudia Gerini cui è andato il Premio Nino Manfredi.

Danilo Biazzo

 

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