Mr. Ove

Mr. Ove

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Un vecchio burbero e solo tenta più volte di suicidarsi, ma ogni volta qualcuno lo interrompe involontariamente…

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Mr.Ove è un vedovo costretto alla pensione dalla fabbrica in cui ha lavorato per tutta la vita. È solo, in rotta con i vicini e ha un carattere difficilissimo. È animato solo da una gran voglia di rivedere la moglie cui è rimasto devotissimo per tutta la vita. Ci può riuscire in un solo modo: suicidandosi. I vari tentativi di farla finita, però, vengono sempre interrotti con suo grande disappunto. Ove è un uomo ligio alle regole; ha dedicato la sua vita anche al condominio di villette a schiera di cui è stato l’amministratore e che, insieme all’amico Rune, ha guidato con regole ferree. Anche lì, però, sono sorti problemi perché a un certo punto i condomini gli hanno preferito lo stesso Rune e tra i due è finita l’amicizia. Nel contesto di solitudine in cui vive, la sua vita viene messa sottosopra dall’arrivo della giovane Parvaneh, un’iraniana con due figlie e una in arrivo e con un marito svedese imbranatissimo, che si rivolge a lui per avere aiuto e assistenza in ogni cosa, dai lavori in casa alle lezioni di scuola guida. Così, anche il burbero Ove inizia a sciogliersi…

Diretto da Hannes Holm, Mr.Ove è tratto dal romanzo L’uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrik Backman ed è stato un piccolo caso con le due nomination agli Oscar e i suoi 3,2 milioni di dollari incassati negli Stati Uniti. Tutto il film ruota attorno alla figura di Ove, della compianta moglie che rivive in flashback e dell’amicizia con Parvaneh. Il cinema più volte ha portato sugli schermi figure di vecchi burberi e soli che poi cambiano grazie alle persone; basti ricordare quel capolavoro realizzato da Clint Eastwood con Gran Torino. Mr.Ove non è un capolavoro; la trama del film è piuttosto prevedibile ma non mancano momenti divertenti (ad esempio, il primo invito al ristorante alla futura moglie; ma anche la sua passione e devozione per le Saab contro le Volvo) e commoventi (la riconciliazione con l’amico Rune ormai in sedia a rotelle). Toccanti le scene di Ove bambino e del suo rapporto con il padre che spiegano le ragioni dei suoi silenzi e della sua chiusura verso le altre persone. Non mancano elementi strappalacrime che potevano essere evitati e di denuncia sociale, come l’avversione di Ove per la burocrazia dello Stato svedese. Nel complesso, però, il film regge bene fino alla fine e scalda gli animi, al di là di una durata del film che poteva essere un po’ più contenuta.

Stefano Radice

 

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