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MR.HOLMES – Il mistero del caso irrisolto (Mr. Holmes)
Gran Bretagna 2015 – 104′
Genere: Drammatico, Giallo
Regia di: Bill Condon
Cast principale: Ian McKellen, Laura Linney, Milo Parker
Tematiche: memoria, guerra, malattia, lutto
Target: sopra i 14 anni

L’ormai anziano Sherlock Holmes alle prese con un ultimo caso che mette in discussione la sua ferrea logica e le sue scelte di vita

Recensione

Sono state le sue due reincarnazioni più recenti (sul grande schermo Robert Downey Jr nella versione “in costume” energetica e spiazzante di Guy Ritchie, in tv Benedict Cumberbatch in quella nerd e modaiola di Stephen Moffat) a rilanciare, se mai ne avesse avuto bisogno, il personaggio di Conan Doyle, eroe della ragione e della deduzione che con i suoi casi, ma soprattutto con la sua leggendaria personalità, sembra offrire sempre nuove opportunità di racconto. Come poteva mancare dunque un Holmes sul viale del tramonto?
Ha 93 anni e il passo incerto di quell’età lo Sherlock Holmes di Bill Condon, che torna in Inghilterra dopo un viaggio che lo ha portato fino in Giappone alla ricerca di una pianta che possa arrestare il deterioramento della sua memoria… Che insieme a ragione e logica è stata il pilastro della sua esistenza. Ma mentre la mente forse declina, sono i sentimenti a riaffacciarsi potenti. Quelli che lo riportano a un caso di vent’anni prima, e quelli che inaspettatamente gli fanno scoprire l’amicizia con il giovanissimo Roger, il figlio della sua governante. Insieme a lui Holmes si mette alla ricerca degli indizi con cui ricostruire quella storia perduta e forse i frammenti di un’esistenza giunta fin quasi alla fine…
Grazie alla nuova fruttuosa collaborazione con Bill Condon (la prima era stata nel bellissimo God and Monsters) McKellen costruisce la sua personalissima versione del più famoso detective di tutti i tempi senza timore di mostrarne i lati fragili e imperfetti, decostruendo l’icona per far emergere le sfaccettature di una “persona” reale. Il film di Condon prende le mosse da un racconto di Mitch Cullin, A Slight Trick of the Mind, dove Holmes, a 93 anni, deve affrontare il declino della sua mente eccezionale e nel farlo fa i conti con ciò che nella sua carriera e nella sua vita ha sempre tenuto lontano: i sentimenti, l’amore, l’amicizia, tutto ciò che in qualche modo ha sempre ritenuto secondario rispetto alla logica tagliente e all’orgoglio che questa gli regalava. È l’incontro con un bambino (il giovanissimo Milo Parker decisamente bravo) che gli dà la possibilità, o forse anche il coraggio, di riprendere in mano un caso, anzi il caso che pur risolto ha messo fine alla sua carriera.
Il senso del racconto è molto chiaro: quando la ragione e la logica vengono meno è allora che le emozioni vengono fuori più potenti ed è allora che anche il grande Sherlock Holmes deve fare i conti con esse.
La pellicola, poetica, ma capace anche di giocare benissimo la tensione tra mito e realtà (ancora di più trattandosi del mito e della realtà di un personaggio di finzione), è di certo raffinata e meno “popolare” della versione ipercinetica di Guy Ritchie, ma ha dalla sua un maggiore approfondimento dei caratteri oltre ad acuti affondi sulla realtà del tempo (attraverso il personaggio della governante, una bravissima Laura Linney, madre del piccolo Roger e vedova di guerra scorbutica e segnata da un profondo dolore).
Non manca il gusto di seguire i passaggi e le deduzioni proverbiali dei classici gialli di Conan Doyle, ma ciò che affascina di più è che quando la forza degli indizi gli viene meno Mr. Holmes riesce a riscoprire e appropriarsi del potere della finzione letteraria (di cui fino a quel momento è stato «vittima», lui che alla pipa ha sempre preferito il sigaro e non ha mai indossato il caratteristico cappellino). Regalando a chi lo circonda, ma forse perfino a se stesso, un meritato lieto fine.

Luisa Cotta Ramosino