Mood Indigo – La schiuma dei giorni

Mood Indigo – La schiuma dei giorni

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L’amore perfetto di Colin e Chloé, sullo sfondo di una città surreale, sboccia e muore a causa della malattia di lei, influenzando anche il mondo che circonda i due innamorati.

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Visivamente vicino al precedente L’arte del sogno, l’ultimo film di Michel Gondry, tratto dal romanzo di Boris Vian (scrittore francese dall’immaginazione surreale straripante), è un tripudio di invenzioni scenografiche ed effetti speciali (artigianali sì, ma non per questo meno appariscenti) che rendono vivo il mondo poetico, ma a tratti anche assurdo e crudele, in cui nasce e si consuma la vicenda di due innamorati segnati dal destino. Segnati nel loro incontro e nel loro immediato “trovarsi” così come nella fatalità di una malattia leggiadra (nei polmoni di Chloé cresce un’orchidea che finirà per soffocarla), i due protagonisti si muovono in una città in cui gli oggetti e i comportamenti stupiscono e confondono lo spettatore fino a sfinirlo, impedendogli di appassionarsi fino in fondo alla straziante vicenda dei due. ,All’inizio le invenzioni bizzarre che popolano la casa del ricco e annoiato Colin (in cerca di qualcosa o qualcuno che gli regali una vera emozione) intrigano nella loro eccentricità (il piano che prepara i cocktail in base alle note suonate, la cucina con cuoco incorporato, le scarpe che scappano, ecc.), ma poco alla volta questo tripudio di immagini e trovate, che in altre pellicole di Gondry si metteva genialmente al servizio del racconto, finisce invece per renderne faticosissima la fruizione.,È solo grazie alla bravura degli interpreti, Duris e la Tautou (ma anche Omar Sy, nei panni del cuoco geniale e Gad Elmaleh in quelli dell’amico fissato con lo scrittore Jean Sol Partre), se almeno per un po’ ci si gode sia la poetica storia d’amore che il riuscitissimo mix di trovate futuristiche e vintage che Gondry trae da Vian, ma a cui, con le sue bellissime creazioni di cartapesta, dà corpo e realtà. ,Dopo un po’, però, il moltiplicarsi delle invenzioni diventa estenuante e anche la raffinatezza con cui Gondry usa colori, musica e immagini per raccontare il declino di Chloé e di Colin e della loro casa (che si ripiega su se stessa fino a crollare) si rivelano controproducenti, perché si mangiano il racconto vero e proprio. E anche se, specialmente verso la fine, la vicenda straziante dei due innamorati riesce, virando verso un dolente bianco e nero, a tornare protagonista, le oltre due ore della pellicola metteranno a dura prova un pubblico meno che ben disposto.,Luisa Cotta Ramosino

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