Mommy

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L’amore viscerale e distruttivo tra una madre e un figlio

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Inizio a rotta di colla: lei, Diane, una donna di mezza età che cerca di portare i suoi anni come fosse una ragazzina (sboccata), scatena un tamponamento stradale, poi va a prendere il figlio Steve, disturbato, in un centro di rieducazione mentale dove non lo vogliono più tenere. Lo deve tenere lei: ma il rapporto è fatto di un amore viscerale e violento, fatto di abbracci, urla, scontri fisici, pianti… A un certo punto, entra nella loro vita una terza persona: una ragazza dall’espressione triste, sposata e infelice: inizia, su richiesta della madre, a dar ripetizioni al figlio; poi il menage a tre diventerà sempre più stretto e intenso. Ma i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, quando si conduce una vita come quella di Diane e Steve…,A soli 25 anni, il regista canadese Xavier Dolan è già al quinto film; ma solo Mommy – premiato a Cannes 2014 e candidato dal Canada agli Oscar – è uscito in Italia (il precedente Tom à la ferme era in concorso alla Mostra di Venezia 2013). E in effetti pur giovanissimo, mostra consapevolezza di linguaggio e tensione narrativa. A cominciare dalla scelta, curiosissima, di mostrare le vicende narrate su uno schermo quadrato, che costringe i personaggi a “stringersi” in un’unica inquadratura e che si allarga a schermo orizzontale solo in pochi momenti, illusoriamente sereni.,I due personaggi principali, che parlano sempre freneticamente e velocemente, in un modo difficile da seguire (soprattutto nella versione originale, con un francese del Quebec sporco e gergale), vivono un rapporto malato e non equilibrato, ma al tempo stesso fortissimo e inaffondabile, pur con alti e bassi; serviti da due attori bravissimi (Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon) che li rendono vivi e credibili. Il film è disturbante – certo non per tutti – e tenero al contempo: tra urla, scontri, tentati suicidi la vita di madre e figlio è raccontata in modo brutale e che può respingere; ma se si entra nella loro vita, non si può non intenerirsi per una storia d’amore sui generis. Piuttosto, l’ingresso del personaggio di Suzanne Clement, pur ben interpretato, smorza un po’ la tensione narrativa, anche se inizialmente regala anche respiro a un rapporto malato. Ma rimane in primo piano questa madre sopra le righe e appassionata e il suo figlio violento e autodistruttivo, che sta male con se stesso e con gli altri, ma non si capisce come possa essere aiutato (certo non solo con i farmaci, che non bastano). ,Con uno stile fiammeggiante e un ritmo frenetico, da melò moderno e assoluto, Dolan ci fa entrare in una storia quasi spiando le reazioni di Diane e Steve: coppia originale di madre e figlio, entrambi inadeguati. Una coppia che ci fa soffrire e cui vorremmo fosse regalata un’occasione vera. Si avverte però la mancanza di uno sguardo di “simpatia totale”, che forse il giovane regista acquisterà con gli anni. E che renda meno inevitabili le loro sconfitte e sofferenze.,Antonio Autieri,

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