Non è difficile immaginare perché un attore come Fabrice Luchini, uno dei più versatili e noti del panorama del cinema francese, abbia deciso di impegnarsi in questo piccolo film (di cui è anche sceneggiatore). Un tipico esempio di un cinema raffinato e anche un po' elitario, che offre agli interpreti l'occasione di mostrare tutta la propria bravura sul doppio piano di un racconto minimalista e di un testo sacro del teatro francese su cui si misurano due personaggi dal temperamento diverso e dal diverso stile di interpretazione (che si apprezza, ovviamente, di più con la versione originale). Non esiste una vera e propria trama se non quella di un'amicizia/competizione che si sviluppa sul filo dei versi teatrali e sulle infinite discussioni che da esse si travasano nel quotidiano dei due attori, che scoprono e riscoprono i paralleli tra la vicenda della più cupa delle opere di Molière (in cui a turno interpretano – con diversi accenti in parte autobiografici – il ruolo principale) e quella di due uomini di oggi, sballottati tra fama, depressione, crisi esistenziale e l'ipotesi di un ritorno alla vita.,Lo scontro è per l'appunto una questione di temperamenti, ma anche più profondamente un dibattito sui compromessi necessari (?) a coinvolgere un pubblico contemporaneo, che sono poi forse gli stessi che reggono il vivere comune. Serge, infatti, difende strenuamente il valore di un'arte e di un teatro classici e “puri”, mentre il suo collega, che ha conosciuto la fama con quella che da noi si chiamerebbe fiction, vorrebbe “imbastardire” il testo sacro con un gusto più popolare allo stesso modo in cui è abituato a millantare il suo buon cuore con i fan occasionali. ,Il film naturalmente non pretende di dare una soluzione, ma gioca abilmente con due personaggi imperfetti (interpretati con gigionesca soddisfazione dai due attori francesi, soprattutto Luchini), due uomini di mezza età impegnati in una schermaglia che prima di essere letteraria è umana ed esistenziale. A complicare le cose (e a “smontare” le pretese dei due amici-rivali) il personaggio di una scostante donna italiana (la brava Maya Sansa) che non sembra affatto impressionata né dalla popolarità di Gauthier né dalle pretese intellettuali di Serge. Le cose cambieranno, ovviamente, ma la presenza femminile finisce per complicare ancora di più le cose spingendo la storia verso un finale amaro…,Il risultato è una pellicola che certamente seleziona il suo pubblico, ma, a fronte di un avvio un po' lento, finisce per intrigare quando i due personaggi passano dal piano “letterario” e professionale a quello personale, tradendo insicurezze e fragilità che, andandosi ad intersecare con le interpretazioni del testo di Molière, ce li rendono a poco a poco più cari. I loro discorsi spaziano dalle sottigliezze interpretative ai progetti di ciascuno per il futuro (Serge, per esempio, pensa a farsi una vasectomia per escludere la possibilità di avere figli, ma poi cambia idea forse anche grazie all'incontro con Francesca), passando per i bizzarri abitanti del villaggetto dove Serge si è ritirato (come il nipote dell'albergatrice che recita in film porno, ma si rivela a sorpresa un'ottima interprete di versi alessandrini) e finendo in un litigio furioso per un accento sbagliato o la backstory immaginata di un personaggio da recitare… Per godersi lo spettacolo bisogna entrare in questo gioco che corteggia la cultura più alta ma non disdegna la prosaicità del reale, e infine lascia intendere, in una chiusa pieno di amarezza, che a volte l’orgoglio e il concetto di sé hanno la meglio su quell’intuizione di umanità che era balenata tra una prova e una corsa in bicicletta…,Luisa Cotta Ramosino,