«Nella vita la cosa più importante è la fiducia» sostiene la voce fuori campo di Diego Gardini, giovane e ricchissimo imprenditore, noto alle cronache mondane per la sua vita sopra le righe fatta di affari ma anche di feste belle donne e vita nelle suite degli alberghi di lusso. E di fiducia ne avrà bisogno. Un giorno, mentre si sta per imbarcare per l’Australia alla vigilia di Natale (per un viaggio d’affari e svago insieme), dopo aver provocato il licenziamento di Diego e Sabino, due addetti alle pulizie dei bagni dell’aeroporto a causa delle insistenze “fotografiche” di Diego, dimentica lo smartphone che viene ritrovato proprio dai due umili lavoratori. Che non resistono alla tentazione di sbloccare il cellulare (in maniera ingegnosa e con l’aiuto di amici nelle forze dell’ordine…) e appropriarsi della vita e dell’identità di Gardini (che ha parecchio da nascondere): acquisti di ogni tipo di beni e servizi, feste nel suo albergo dove si spacciano per carissimi amici, ricevimenti a suo nome. Ma soprattutto insulti terrificanti dai suoi account contro tutto e tutti, in modo da mettere in moto la “macchina del fango…” e rovinargli la vita. E mentre Gardini in aereo perde il controllo per il terrore di quanto prevede sia accadendo in Italia (scoprendo al suo arrivo a Sidney che è ancora peggio di quanto si immaginasse: le sue carte di credito sono tutte bloccate…), trovando una mano solo la solidarietà – nonostante i suoi atteggiamenti insopportabili – di una gentile hostess, Diego e Sabino si troveranno anche a che fare con suo figlio di dieci anni, che l’uomo d’affari ha parcheggiato in un collegio. E che è venuto a passare qualche giorno di vacanza con il padre.

Con Modalità aereo Fausto Brizzi, dopo alcuni passi falsi cinematografici, torna su buoni livelli con una commedia degli equivoci che guarda a modelli altissimi (anche troppo: quello dichiarato è l’ormai classico Una poltrona per due), vede una bella evoluzione dei personaggi principali, trova nel trio formato da Paolo Ruffini (anche autore del soggetto – originale: incredibile, non è un remake… – e cosceneggiatore con Herbert Simone Paragnani e lo stesso Brizzi), Pasquale Petrolo in arte Lillo e Dino Abbrescia un terzetto affiatato e un motore comico di buon livello. Ma reggono bene il gioco anche Violante Placido (molto a suo agio in una commedia, dopo una vita a collezionare prove meno convincenti in ruoli drammatici) e Caterina Guzzanti. Come spesso capita nelle commedie italiane, qualche tono sopra le righe e qualche battuta fuori luogo fa storcere il naso (anche se “giustificata” dalla rozzezza dei personaggi: ne fa sovente le spese il Natale, festeggiato per stanca abitudine da ricchissimi e poveracci), qualche gag fa ridere poco o per nulla (come la comparsata di Sabrina Salerno, mito giovanile di Diego, nei panni di sé stessi, e altri momenti musicali); e il meccanismo del ribaltamento nella seconda parte, con stangate, colpi di scena e intrighi aziendali è lontano anni luce dal citato Una poltrona per due (e da tanti altri film che si potrebbero citare, americani e non). Eppure, al tempo stesso, funziona e diverte. Come non sono poche, qua e là, le situazioni ben congegnate grazie a una sceneggiatura brillante e a una “confezione” più curata che nel recente passato, dove Brizzi puntava più sulle star scritturate che sulla storia e sulla scrittura; pure con qualche colpo ben assestato su mode e ossessioni contemporanee (cellulare in primis: in “modalità aereo”, ovvero a telefono spento, si è in genere al riparo da brutte sorprese e molto più sereni). E la nota sentimentale, con un figlio da riconquistare grazie a due nemici/amici, tutto sommato regge senza sbracare.

Quanto alle allusioni ai suoi casi personali (quando si fa riferimento alle cadute in disgrazia di personaggi famosi – e alle conseguenze sulla vita privata – per via di accuse pesantissime partite da un noto programma, da cui poi è stato prosciolto), sono state ammesse pubblicamente dallo stesso regista. Ma non appesantiscono un film gradevole e spigliato, che chiude sulla stessa voce fuori campo: la conclusione del pensiero sulla fiducia, e sul non scoraggiarsi quando le cose vanno male è, oltre tutto, assolutamente condivisibile.

Antonio Autieri