Michelangelo – Infinito

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La vita e le opere di Michelangelo Buonarroti: un genio e un innovatore di ogni forma d’arte, raccontato nella sua grandezza e nelle sue ossessioni

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Di film sull’arte e sugli artisti ce ne sono tantissimi nella storia del cinema e della televisione. Negli ultimi anni si sta affermando un nuovo genere, a metà tra finzione e documentario. Dopo Caravaggio e Raffaello, gli stessi creatori e produttori – c’è dietro anche Sky, che li porta prima al cinema e poi sugli schermi televisivi – hanno realizzato quest’opera sul massimo genio artistico della storia nazionale. La vita di Michelangelo Buonarroti – vissuto per quasi un secolo tra il 1475  e il 1564 – viene raccontata da tre voci guida: quella di un narratore classico, che descrive le opere potentissime del pittore e scultore aretino; quella dello stesso Michelangelo, interpretato da Enrico Lo Verso; e quella dello storico, critico d’arte e biografo Giorgio Vasari, con monologhi adattati linguisticamente dalla sua monumentale opera sulle vite degli artisti. Vasari, interpretato con classe da Ivano Marescotti, dà subito un’impronta forte al racconto, esaltando il genio dell’artista, sottolineando le sue sofferenze umane e confessando il suo debito di gratitudine verso Dio che gli fece conoscere l’artista che segnò un’intera epoca. A queste linee si aggiungono alcune scene di ricostruzione storica, soprattutto del periodo giovanile.

Un Michelangelo ormai invecchiato rievoca i momenti principali della sua esistenza, con pensieri ricavati (ma non sempre adattati in modo efficace) da lettere e altri componimenti: la fatica del realizzare opere che potessero sfidare le leggi dell’arte (e talvolta della fisica…), i rapporti con i committenti e protettori, la ricerca di una dimensione spirituale – come si ascolta dalla sua descrizione di certe opere, come la Pietà – e le passioni amorose in tarda età (per un uomo e, in modo platonico, per una donna). Soprattutto le sue considerazioni sull’arte e sulla vita, in una lotta continua con se stesso e con la materia (la pietra che si ribella e respinge), dove il grande artista alterna la forte concezione di sé e gli umanissimi dubbi. Fino agli ultimi anni, in cui la tentazione è di rinnegare e distruggere tutto: «Alla fine l’arte non l’appagava più, voleva l’infinito», scrisse un secolo fa l’artista francese Auguste Rodin.

Il film, diretto da Emanuele Imbucci, alterna il piano del racconto, affidato appunto a Michelangelo e a Vasari, e quello della descrizione delle opere. Ne viene un quadro potente ma discontinuo, comunque capace di soddisfare l’occhio e la mente. Michelangelo trova in Lo Verso un interprete visivamente credibile (grazie al trucco), meno dal punto di vista vocale (l’attore trattiene la cadenza siciliana, ma comunque si sente…). I testi delle sue riflessioni non sono sempre all’altezza della complessità dell’opera, e anche le scenografie pur suggestive (come quelle all’interno delle Cave di Marmo di Carrara) non rimangono impresse quanto le opere stesse, raccontate e “spiegate” in modo non didascalico e scolastico ma appassionante grazie ai testi curati dal professor Vincenzo Farinella (già consulente scientifico del film su Raffaello). Insomma, forse bastavano Vasari e la voce guida, mentre Michelangelo/Lo Verso che si racconta in prima persona non sempre risulta convincente.

Ma è appunto assolutamente efficace la parte strettamente artistica: grazie ai mezzi produttivi e alle tecniche spettacolari di ripresa (e a musiche trascinanti), veniamo portati dove non potremmo mai arrivare, vedendo particolari stupefacenti delle sue opere più belle e famose: dalla Pietà Vaticana al David, dal monumento a Giulio II e dal Mosè alla Cupola di San Pietro, soprattuto dalla Volta della Cappella Sistina al Giudizio Universale e tante altre (ed è arguta, nel racconto di Vasari, la ricostruzione del “pagamento” del celebre tondo Doni). L’impatto visivo è emozionante e stupefacente e in grado di soggiogare sia l’appassionato d’arte che chi ne sa poco e volesse saperne di più.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...