Mi fido di te

Mi fido di te

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Un uomo perde il lavoro, ma si vergogna di dirlo alla moglie. Così tutte le mattine si fa portare da lei davanti

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Un uomo perde il lavoro, ma si vergogna di dirlo alla moglie. Così tutte le mattine si fa portare da lei davanti al suo vecchio ufficio, per poi andare a lavorare come benzinaio part time e fattorino. Un altro uomo è alle prese con uno strozzino cui deve dei soldi: vorrebbe smettere con le piccole truffe e raggiri in cui è specializzato, ma si vede costretto a continuare per pagare i debiti. L’incontro tra questi due caratteri è lo spunto iniziale di Mi fido di te, seconda prova cinematografica (dopo La terza stella) del duo comico milanese Ale & Franz, noto soprattutto agli spettatori di “Zelig”. A differenza del precedente film, troppo influenzato da certe gag televisive, Mi fido di te, forse anche grazie alla regia di Massimo Venier, che ha lavorato ai film di Aldo Giovanni e Giacomo, è un’opera che si distingue nello scarso panorama della commedia italiana. Sarà anche per l’intelligenza del duo (ammirata in televisione negli sketches della panchina o in quelli “noir” di Gin e Fizz), ma il film si gusta dalla prima scena all’ultima. Gran parte del merito la si deve alla scelta azzeccata di mescolare alla commedia un panorama sociale ben noto a molti italiani, e proprio nelle figure dei protagonisti (il plurititolato che non riesce a trovare un lavoro dopo essere stato licenziato, il poveraccio che non ha finito gli studi e vive di espedienti sfruttando la fidanzata). D’altra parte la scelta dei due di mettersi (controvoglia) insieme per prendersi qualche rivincita è lo spunto per una serie di situazioni comiche ben congegnate come ritmo ed effetto finale. E va rimarcato come la quasi totale mancanza di ogni volgarità non vada affatto a discapito della “vis comica” del duo, basata su veloci scambi di battute e una mimica che molto prende dal quotidiano, ma li riallacci alla storia migliore della commedia italiana, dove la furbizia spesso si accompagna a una certa bontà d’animo. Ma non immaginatevi una commedia sentimentale: il duo di truffatori sa anche essere feroce, e per nascondere la loro vera attività alle rispettive partner saranno costretti a vere acrobazie. Forse qualche lungaggine nelle inquadrature si sarebbe potuta risolvere più speditamente, ma anche grazie a una Milano ben giocata come attrice non protagonista e alle azzeccate musiche di Paolo Jannacci (figlio di Enzo), Mi fido di te non va assolutamente perso.,Beppe Musicco

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