In memoriam: Omero Antonutti (1935-2019)

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Omero Antonutti in "A peso d'oro" di Carlos Saura.

Uno dei volti più significativi del cinema italiano, valorizzato soprattutto dai fratelli Taviani, ma anche con importanti esperienze internazionali

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Probabilmente il nome di Omero Antonutti  (1935-2019) dice poco ai giovani appassionati di cinema, ma il contributo dell’attore friulano al teatro e al cinema nazionale è stato tutt’altro che secondario. Dotato di una voce dai toni intimi, capace di catturare immediatamente l’attenzione, e di una notevole presenza scenica, Antonutti ha esordito nel cinema degli anni 70 a fianco di artisti più noti come Tognazzi e Gassman, ma diventa un volto noto con l’interpretazione del padre in Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani (1977). Una collaborazione, quella coi due fratelli registi, che proseguirà con La notte di San Lorenzo (1982) e Kaos (1984). Nel frattempo interpreta il ruolo del protagonista in Alessandro il Grande O Megalexandros di Theo Anghelopulos, che vince il Premio della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia del 1980; tra le altre sue prove internazionali, da citare A peso d’oro (El Dorado) diretto nel 1988 da Carlos Saura.

Intensa anche la sua attività di doppiatore (tra tutti, Christopher Lee/Saruman nella trilogia del Signore degli anelli, ma era sua anche la voce narrante in La vita è bella di Roberto Benigni e in Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi). La sua ultima apparizione al cinema – che negli ultimi anni l’ha utilizzato meno di quanto avrebbe dovuto, e comunque solo saltuariamente gli ha dato occasioni all’altezza delle sue qualità – fu nel 2013 in Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani, al fianco di Claudio Bisio.

Lo sguardo profondo, l’atteggiamento distaccato, quasi ieratico, la voce modulata come uno strumento, saranno sempre una sua cifra di riconoscimento delle sue interpretazioni. Soprattutto, il ricordo più bello per chi l’ha apprezzato nei suoi lunghi anni di carriera e avrà l’occasione di rivedere i suoi film.

Beppe Musicco

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