In memoriam: Carlo Delle Piane (1936-2019)

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Delle Piane in "Regalo di Natale"

Un caratterista che trovò soprattutto con Pupi Avati i suoi ruoli migliori, anche da protagonista

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Con quella faccia un po’ così, regalo – diceva lui – di una pallonata ricevuta da bambino che gli ruppe il setto nasale, nel cinema poteva fare solo il caratterista. E come tale Carlo Delle Piane – scomparso il 23 agosto a 83 anni – lavorò fin da giovanissimo (anzi, da bambino), con nomi come Totò e Aldo Fabrizi, Alberto Sordi ed Eduardo de Filippo, Steno e Vittorio De Sica, Vittorio Gassman e Mario Monicelli. Perfino con Roman Polanski, nella non indimenticabile commedia Che? (girata in Italia nel 1972). Attori e registi di serie A, dove c’è sempre bisogno di un buon gregario. Eppure, c’è chi vide di più in lui, nato a Roma nel 1936 (ma originario di Atri, in provincia di Teramo) e con oltre 110 film nel curriculum, senza contare le prove televisive. Furono i fratelli Avati: soprattutto il più giovane Antonio, suo amico, che da produttore convinse il fratello regista Pupi a sceglierlo per i suoi film. Siamo alla fine degli anni 70, e il quarantenne Delle Piane ha già una novantina di film alle spalle. Dall’esordio, a 12 anni in Cuore di Duilio Coletti (1948) a Guardie e ladri di Monicelli e Steno (1951) in cui fa il figlio di Totò, da Un americano a Roma (1954) in cui è un amico di Nando Mericoni/Alberto Sordi ai musicarelli degli anni 60; e anche a tanti titoli dimenticabilissimi.

Ma la svolta avviene quando ormai sembra un vecchio quarantenne che non può più fare le parti del ragazzone, appunto con Pupi Avati (anche se nella mini serie Jazz Band, del 1978, è ancora uno dei “ragazzi” protagonisti), con il curioso e divertente Tutti defunti… tranne i morti (1977) in cui finalmente è il protagonista, cui seguirono lo sfortunato Le strelle nel fosso (1979), le miniserie Cinema!!! (1979) e Dancing Paradise (1982), e poi tornando al cinema Una gita scolastica (1983) che a nostro modo di vedere è la sua prova migliore e più intensa (e anche dello stesso Avati) e che gli regalò un nastro d’argento e un Globo d’oro, e poi Noi tre (1984), Festa di laurea (1985) e Regalo di Natale (1986) che gli permise di vincere la Coppa Volpi a Venezia: la sua grande e definitiva consacrazione. Cui però non seguirono molte altre prove da ricordare, se non – e sempre – per il regista bolognese, quasi davvero fosse ormai solo un “suo” attore come ha ricordato in questi giorni Avati, anche con stizza verso un cinema che poco lo considerò. Citiamo giusto il divertente Condominio di Felice Farina (1991), Io e il re di Lucio Gaudino (1995) in cui è Vittorio Emanuele III, l’episodio di Ermanno Olmi del film collettivo Tickets (2005), anche Nessun messaggio in segreteria di Genovese & Miniero (2005), allora registi emergenti e in coppia. Mentre del suo unico film da regista, Ti amo Maria (1997) si persero le tracce senza una vera distribuzione. E poi ovviamente altri film di Pupi Avati, su tutti La rivincita di Natale (2004): un buon sequel, che però come molti di essi non aggiunge ma anzi toglie qualcosa alla feroce amarezza del primo episodio. Ma comunque un’altra ottima interpretazione con il suo mentore personale. Gli ultimi anni, tra problemi di salute e poche altre prove di valore, lo videro purtroppo lontano dal cinema dove avrebbe ancora potuto dare molto.

Antonio Autieri

Giovanissimo con Totò in Guardie e ladri

Una scena di Una gita scolastica

Una scena di Regalo di Natale

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...