Match Point

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L’hanno detto tutti, scriviamolo subito anche noi. “Match Point” è il miglior film di Woody Allen da tanti anni, forse dieci. L’unico

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L’hanno detto tutti, scriviamolo subito anche noi. “Match Point” è il miglior film di Woody Allen da tanti anni, forse dieci. L’unico grande film, insieme ad Accordi e disaccordi, del periodo post-Mia Farrow che, a nostro parere, vede al massimo oltre a questi due titoli qualche buona commedia (“Misterioso omicidio a Manhattan”, “La maledizione dello scorpione di giada”) e tante delusioni, spesso esaltate dalla critica per partito preso.,Con “Match Point” Woody Allen – che stavolta non recita -sorprende decisamente, per ambientazione (per la prima volta in Inghilterra e non nella amata Manhattan), stile (difficile, a tratti, riconoscerne la “firma”; c’è tanta tensione, da vero giallo, e per la prima volta fa capolino l’erotismo), utilizzo di interpreti non alleniani e non forzati a imitare se stesso (che bello: un protagonista che non rifa Woody come fecero John Cusack in Ombre e nebbia, Kenneth Branagh in Celebrity, perfino Jason Biggs in Anything Else) o altri attori del suo universo. Qui, i due bravissimi e giovani Jonathan Rhys-Meyers e Scarlett Johansson mettono il loro talento al servizio di personaggi che sembrano inediti. ,Lui, Chris Wilton, è un giovane irlandese di umili origini che, non sfondando con il tennis, si adatta a fare l’insegnante di questo sport per ricchi annoiati; giovane povero, ma molto ambizioso, che si insinua in una famiglia dell’alta società britannica e cresce velocemente dal punto di vista sociale e professionale (diventa manager nell’azienda di famiglia). Lei, Nola, è un’americana che tenta senza esito la carriera di attrice e fidanzata di Tom, rampollo di quella famiglia che inserisce l’intraprendente ex tennista a “corte”. La passione, clandestina e senza possibilità, scoppia fulminea, ma viene tacitata. I due si perdono di vista, e il giovane irlandese si lascia irretire dalla famiglia Hewett, tanto da sposare controvoglia la dolce e bruttina figlia Chloe. E quando la bellissima e intrigante Nola viene “scaricata” dall’altolocato Tom, la passione divamperà davvero, con conseguenze potenzialmente devastanti. E una duplice gravidanza, di moglie e amante, rende ancora più angoscioso il suo dilemma: lasciare la moglie e gli agi della nuova posizione sociale o la travolgente amante?,Come dicevamo, i due protagonisti “sembrano” inediti per Woody Allen. Senza svelare troppo della trama, basti dire che siamo sulle orme dei personaggi interpretati da Martin Landau e Angelica Huston in uno dei migliori film del regista newyorchese, “Crimini e misfatti” (1990); solo, molto più giovani. Forse per questo il dramma – della gelosia, del possesso, della distruttività violenta di un rapporto – fa ancora più male. Storie simili, ma a cambiare è proprio Woody. Che in 15 anni è diventato molto più cinico. Se in “Crimini e misfatti” il tono era disperato fino a quasi accusare Dio di non vedere il male (cecità di Dio simboleggiata da un rabbino stimato da tutti che perdeva la vista), qui il discorso vira sul sarcastico: non è importante essere “buoni” o avere talento, occorre solo tanta fortuna. E la pallina che danza sulla rete del campo di tennis, cadendo sul proprio campo o su quello dell’avversario, deciderà sconfitta o vittoria, se andrà male o se andrà bene. E nel delitto senza castigo chi aveva intuito la soluzione è il personaggio più comico e goffo. Un ottimo film, diretto da un autore che però un tempo era un grande del pensiero contemporaneo e aveva molto di più da dire. E che ora consuma in un cinismo anche piuttosto banale la sua vecchiaia disperata (come le sue interviste confermano abbondantemente).,Antonio Autieri,

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