Maryam of Tsyon – Cap 1 Escape to Ephesus

Maryam of Tsyon – Cap 1 Escape to Ephesus

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La vita e i ricordi di Maria, dopo la Passione e morte di Gesù

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Film biblici, serie televisive ispirate dall’Antico e Nuovo Testamento, fiction sui Santi che hanno lasciato una traccia (in)delebile. Il panorama dell’audiovisivo non ha smesso di raccogliere suggestioni, più o meno credibili, o di raccontare storie che partono dalla Parola e dalla Fede. Su questo stesso principio è basato, Maryam of Tsyon – Cap 1 Escape to Ephesus. Un’operazione sincera, senza dubbio, autentica nel contenuto, che richiama (purtroppo per gli stessi credenti) un prodotto audiovisivo arcaico nella fattura e programmatico. Un prodotto audiovisivo, ci teniamo a definirlo così, che non aspira a essere un lungometraggio artistico perché nella sua costruzione non ha alcun intento recitativo (il primo difetto che si nota anche nel trailer), né registico e quanto meno di montaggio. La Madonna, ora grande anche se il suo viso e il suo corpo sono sempre quelli di una quindicenne, vive gli ultimi anni della sua esistenza. Giovanni, l’apostolo amato al quale Gesù ha affidato sua Madre sul Calvario, ai piedi della Croce, è con lei. La Madonna è in viaggio e ricorda. Mentre è in viaggio o a casa incontra, proprio come fece Gesù durante la sua vita pubblica. Ricorda le parole di Gesù, le ripete, racconta gli insegnamenti, prega ad alta voce con i Salmi.

La figura di Maria, protagonista assoluta di Maryam of Tsyon – Cap 1 Escape to Ephesus, non contiene errori teologici. È la Theotokos, la Madre della Chiesa: la Madre che, secondo la definizione del vescovo San Cirillo d’Alessandria, è colei che non ha creato Dio, ma ha generato Gesù. Ovvero colei che ha portato Dio e che, dopo il Concilio di Efeso del 431 dopo Cristo, è stata riconosciuta nel suo ruolo unico di prima credente e unico Tabernacolo vivente. Il film annuncia il suo principio ispiratore: sono le apparizioni private (non riconosciute come universali dalla Chiesa) che la santa mistica tedesca  Anna Chatarina Emmerick ricevette. Lo stesso testo, trascritto da Clemens Brentano, che ispirò Mel Gibson ne La Passione di Cristo. E lo fa riprendendo, all’inizio, i versetti del libro dell’Apocalisse, nel capitolo XII. «E apparve nel cielo un altro segno: ed ecco un drago rosso, immenso, con sette teste e dieci corna e sulle teste dieci diademi. (…). Il drago si mise davanti alla donna che stava per partorire, per poter divorare il figlio di lei appena essa lo avesse partorito». Pagine bibliche metaforiche che richiamano anche la presenza del maligno, presenza accennata nel film in una scena di lotta, non fisica, ma che richiama (almeno nella teoria) il combattimento spirituale.

Insomma un film, ahimè, da evitare almeno in sala che purtroppo tenta la distribuzione cinematografica. Lo realizza una casa di produzione di Sanremo (che edita anche libri a tema), Fiori di Sambuco, e lo dirige (scrivendolo) Fabio Corsaro, autore e regista sanremese, presidente della Fondazione Missionaria di matrice cattolica Sainte Croix onlus. E se si apprezza la ricchezza delle location italiane (Ventimiglia, Sanremo, Vallecrosia), ed europee, (Montecarlo, Nîmes e Turchia), Maryam of Tsyon – Cap 1 Escape to Ephesus non punta a essere un prodotto di cinema, ma può andar bene al limite solo come prodotto da utilizzare nelle parrocchie a uso esclusivamente pedagogico. Ma anche in quell’ambito, si possono trovare proposte molto più valide: il vero e il bello, per noi, vanno sempre insieme.

Emanuela Genovese

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