Mary e il fiore della strega

Mary e il fiore della strega

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Una ragazzina di dieci anni, costretta a passare le vacanza in campagna dalla zia, si trova coinvolta in una mirabolante avventura

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Per Mary Smith, ragazzina con la vivacità dei suoi dieci anni, le vacanze estive nella solitaria casa di campagna della vecchia zia non sono il massimo dell’entusiasmo. Ma Mary è curiosa, e pronta a infilarsi in un’avventura che inizia seguendo Tib e Gib, due gattini innamorati, nel bosco dove scopre un fiore azzurro – chiamato “Volo notturno” – molto luminoso. Un fiore che, scoprirà, ha poteri straordinari, che le permettono di volare su una scopa come una vera strega. Ma sono poteri temporanei, mentre di pari passo con le avventure arriveranno i pericoli: a cominciare da una perfida, e lei sì verissima, strega…

Il regista Hiromasa Yonebayashi è cresciuto nello Studio Ghibli, sotto l’ala protettrice del suo maestro Hayao Miyazaki: è stato prima animatore, tra gli altri de La principessa Mononoke, La città incantata e Ponyo sulla scogliera, poi regista del bellissimo Arrietty e di Quando c’era Marnie. Quando lo studio sembrava dover essere chiuso a causa dell’annunciato ritiro di Miyazaki (che ora però è tornato sui suoi passi e lavora a un nuovo film), dopo il primo choc per la fine di un’esperienza ventennale Yonebayashi fondò il nuovo Studio Ponoc, insieme ad altri ottimi animatori (altri fuoriusciti dalla casa madre ma anche giovani talenti). Dal nuovo studio nasce questo film: Mary e il fiore della strega è tratto da un racconto di una scrittrice inglese (come peraltro Arrietty), La piccola scopa che Mary Stewart scrisse nel 1971. E se quindi sembra ricordare Kiki – Consegne a domicilio del suo venerato maestro, in realtà l’ispirazione viene da molto più lontano (e peraltro quella scuola di magia fa pensare, inevitabilmente anche a un’altra scrittrice inglese che ha creato una nota saga letteraria e cinematografica…). Ne viene fuori una produzione accurata (certi dettagli, specie nel paesaggio, sono molto realistici) e anche avvincente nel ritmo indiavolato – fin dall’incipit in flashback – ma meno emozionante dei film Ghibli (anche realizzati da lui).

Mary ricorda sicuramente, per tratti somatici e per carattere indomito, Kiki e tante altre eroine Ghibli: una ragazza che passa da un errore a una scoperta, da una delusione a un entusiasmo ma senza mai perdere lo spirito tenace e anche un po’ ribelle, magari dopo un pianto o uno sfogo. Uno spirito che è la sua vera forza, molto più di poteri magici di breve durata, che la porta a rischiare tutto per salvare la vita dell’amico Peter. Ma la storia coinvolge meno, i sentimenti non tengono il passo delle azioni (a tratti anche confuse) e se i bambini – forse, non ne siamo sicuri – lo apprezzeranno, gli adulti non ritroveranno tutto l’incanto di altri capolavori dell’animazione giapponese. Che però ovviamente ci ha abituato bene: e quindi non si possono sottacere i meriti, dall’uso di una notevole fantasia – soprattutto visiva – trascinata dalla storia piena di magia, streghe, segreti, strani personaggi, incantesimi e pericoli vari, a una certa dose di umorismo. Ne viene fuori un buon fantasy animato, sicuramente godibile ma non indimenticabile.

Antonio Autieri

 

 

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...