Maria Maddalena

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Maddalena lascia il suo villaggio di Magdala per seguire Gesù e il suo rivoluzionario messaggio di amore

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Maria vive nella cittadina di Magdala, con la sua numerosa famiglia, e dimostra un talento di guaritrice che, nella migliore tradizione cinematografica, suscita invece sospetto dei maschi di casa che la vorrebbero sistemare. La sua vita cambia quando incontra un predicatore dallo straordinario fascino, che parla del Regno di Dio ed è disposto ad accoglierla tra i suoi seguaci anche se è una donna. Sulla strada per Gerusalemme, però, in molti rifiutano questa straordinaria elezione da parte di Gesù…

Rifiutando le interpretazioni più note della figura di Maria Maddalena (che qui non è né la prostituta salvata da Gesù né una delle sorelle di Lazzaro), il film si ispira – in realtà fraintendendolo in modo un po’ ingenuo – al titolo di “Apostola degli Apostoli” conferito alla prima testimone della resurrezione, per costruire un racconto “al femminile” . Una scelta che, tuttavia, alla fine si rivela abbastanza inconsistente, destinato a scontentare sia un pubblico di credenti (che faticheranno ad accettare le forzature degli autori: prima, ma non unica, la chiusura che ci lascia con gli Apostoli ben convinti di essere gli unici con “la verità in tasca”) che quello dei non credenti (a cui la pellicola non sembrerà altro che un’ennesima e poco appassionante divagazione evangelica). La pretesa autenticità rivendicata con le scritte in apertura (sui soliti Romani cattivi) e quelle in chiusura (che imputano a un preciso disegno della Chiesa ufficiale l’aver voluto fare passare alla storia Maddalena come una prostituta) non aggiunge nulla all’insieme.

L’intensa interpretazione di Rooney Mara (anche se dopo un po’ i suoi occhioni spalancati e i sorrisi misteriosi perdono efficacia), quella ispirata (ma francamente non indimenticabile ) di Joaquin Phoenix, ma soprattutto le rivisitazioni dei personaggi di Pietro e Giuda, dovevano essere i punti di forza di un racconto cinematografico che invece per certi versi non va oltre la didascalicità di certa fiction televisiva (i romani cattivoni, gli apostoli aspiranti rivoluzionari…) e altrove insiste sulla poeticità delle immagini per compensare a una certa mancanza di sostanza. Va detto poi che la chiave del racconto (Maria è l’unica a capire davvero che il messaggio sul Regno non riguarda una rivolta socio-politica, ma una rivoluzione del cuore) risulta un po’ annacquato nel tessuto di una storia che prima si sofferma a lungo sul tema del femminile schiacciato nella sua unicità (Maria non vuole sposarsi e aspira a un contatto personale con il divino e per questo è creduta indemoniata); poi, quando mette in scena Gesù, si rifiuta di andare alle radici del suo annuncio eccezionale.

Il Gesù di Phoenix è un prescelto (quasi che sia il battesimo di Giovanni ad aver “attivato” la sua eccezionalità, anche se la comparsa di sua madre Maria e le sue parole scombinano un po’ le carte) che sembra sempre un po’ in trance, con lunghi momenti di “assenza”, quasi sopraffatto dal suo stesso messaggio, che si oppone ai sacerdoti, ma non dice mai di essere Figlio di Dio e non offre il suo corpo e il suo sangue nell’ultima cena… L’eccezionalità di Maria Maddalena, peraltro, la rende completamente priva di difetti (è lei che convince Pietro, con cui è stata mandata “a due a due” a soccorrere dei moribondi) tanto che pare non abbia davvero alcun bisogno di Gesù per essere “salvata”… Più interessante la figura di Giuda, che tradisce Gesù non per denaro ma per disillusione; ma anche qui un po’ più di complessità non avrebbe guastato per non rendere il racconto un puro esercizio di stile.

Il film, quindi, nonostante le buone intenzioni, appare un tentativo poco riuscito di rileggere in modo “rivoluzionario” e al passo con i tempi il messaggio evangelico, perché da una parte fraintende e banalizza la valorizzazione del femminile in atto da tempo nella Chiesa e dall’altra non riesce a trovare una chiave davvero interessante per dare rilevanza al mondo e ai personaggi che rivisita.

Luisa Cotta Ramosino

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