Maraviglioso Boccaccio

Maraviglioso Boccaccio

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Per sfuggire alla peste che imperversa a Firenze, un gruppo di giovani si rifugia in collina e trascorre il tempo raccontandosi novelle.

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Ha poco di meraviglioso il Boccaccio riletto dai fratelli Taviani in una chiave che riesce ad essere, per scelte di cast e messa in scena, contemporaneamente troppo teatrale e fastidiosamente televisivo. Nonostante le dichiarazione dei registi/sceneggiatori (il cui lavoro precedente, Cesare deve morire, era riuscito nell’arduo compito di dare modernità al testo shakespeariano senza tradirlo), infatti, si fatica a cogliere il senso di un’operazione cinematografica che sembra collocarsi a metà tra il faticoso omaggio letterario e la rassegna dei nomi noti del cinema e della televisione italiani…,La Firenze pestilenziale dei Taviani è un luogo astratto, in cui la musica e gli effetti di colore irrompono all’improvviso con sottolineature non sempre decifrabili, mentre gli attori si muovono per le piazze deserte come su un palco, in alcuni casi solo per recitare la loro breve scena e poi scomparire, risucchiati nel flusso di un racconto che prende una direzione solo quando viene lanciata l’idea della fuga in campagna. I membri del gruppo sono poco distinguibili, con differenze minimali che rendono impossibile allo spettatore coinvolgersi particolarmente con i destini di questi fuggiaschi. Va un po’ meglio con i personaggi delle novelle, anche se pure lì la modalità e l’esilità del racconto rendono difficile calarsi nelle atmosfere del Boccaccio, mentre la comparsa dei soliti volti noti (più o meno in parte) finisce per distanziare ancora di più lo spettatore dalle vicende dai risvolti talvolta tragici talaltra grotteschi.,È un peccato perché proprio il precedente shakespeariano faceva ben sperare sul lavoro di reinvenzione che i Taviani avrebbero potuto fare su un testo ricco come quello di Boccaccio, mentre il risultato non va oltre una trascrizione (con tanto di pesantezze di linguaggio) che perde il fascino spregiudicato dell’originale senza regalare nulla di più in termini di attualizzazione e originalità. L’eccessiva pulizia di costumi e scenografie, forse frutto di un desiderio di astrazione rispetto al contesto originale, si traduce, invece, in un continuo senso di artificiosità che rende ancora più ardua la fruizione della pellicola.,Luisa Cotta Ramosino,

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