Mamma o papà ?

Mamma o papà ?

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Due coniugi stanno per divorziare: come dirlo ai tre figli? Soprattutto, chi li tiene, visto che entrambi hanno un’importante occasione lavorativa all’estero?

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Valeria e Nicola sono sposati da 15 anni, hanno lavori importanti (lei è ingegnere, lui medico ginecologo), tre figli, una casa da famiglia benestante. Insomma, il consueto ritratto da famiglia borghese di tante commedie italiane. In realtà il matrimonio è arrivato al capolinea, ma loro sono persone civili: vogliono divorziare – perché non voglio diventare come le coppie che rimangono insieme fingendo di amarsi – ma in maniera serena, e concordano su tutto. Certo, non hanno il coraggio di dirlo ai tre figli (piuttosto antipatici e su cui non ha presa alcuna disciplina), ma in qualche modo ce la faranno. Quando però entrambi ricevono un’importante occasione professionale e umana (lui di andare con una ong in un ospedale nel Mali – da sempre sognava di lavorare in Africa… – e lei in un cantiere in Svezia), le cose si complicano: chi rimane in Italia con i figli, che inizialmente dovevano essere “ad affidamento congiunto”? Valeria, a malincuore, rinuncerebbe alla trasferta (di otto mesi), perché vuole favorire il sogno del futuro ex marito. Ma quando scopre che ha una tresca con una giovane infermiera, cambia completamente i piani. E si scatena la guerra “al contrario”, perché i figli scelgano di andare a vivere con “l’altro”. Si faranno detestare entrambi dai tre ragazzi.

Ennesimo remake di una commedia straniera, stavolta la francese Papa ou Maman (e dal trailer, che si trova facilmente in Rete, sembra anche l’ennesima fotocopia), Mamma o papà? punta inizialmente sulla grande esuberanza comica di Paola Cortellesi (che ha scritto anche la sceneggiatura insieme al regista e marito Riccardo Milani) e Antonio Albanese, su un’ambientazione veneta – a Treviso – poco sfruttata di recente (ma l’accento della Cortellesi alla lunga risulta forzato), sul contrasto tra questi genitori che cercano di fare i civili e i figli insopportabili. Poi, si scatena la guerra senza esclusione di colpi con una “cattiveria” (chissà perché, spesso reclamata dalla critica) e un grottesco di cui la commedia italiana attuale non sa calibrare i toni, e un ribaltamento delle parti: i tre figli diventano povere vittime dei genitori, che si trasformano in una versione italica di una guerra cinematografica hollywoodiana di tanti anni fa. Ma, appunto, a saperla fare La guerra dei Roses …

Qualche gag ogni tanto funziona anche, il tormentone del criceto Nerone stufa presto, soprattutto non si capisce a cosa servano certe scivolate di cattivissimo gusto  (la donna che va a una festa della figlia adolescente e fa la scema con un ragazzino, l’uomo che porta la stessa figlia in un locale di lap dance), da commedia americana demenziale. Senza parlare di parecchie cose implausibili, pure nel campo di un film grottesco che però rischia solo di non essere credibile (i figli portati in sala parto ad assistere a un cesareo, la madre del collega di lui spacciata per zia, la casa rumorosa). Peccato: Paola Cortellesi e Antonio Albanese sono a tratti godibili come sempre, ma la loro classe e bravura meriterebbe di più (ma lei, avendo collaborato a scrivere la sceneggiatura, ha poco da lamentarsi…). Poco spazio hanno anche i comprimari, di cui alcuni anche molto bravi: Carlo Buccirosso – nel ruolo del capo di Valeria – si ritaglia uno spazio da par suo, ma che sia forse la miglior “spalla” italiana non lo si scopre adesso. In un film così serve a poco, però.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...