Alla regia l’uomo a cui si deve quel capolavoro della commedia romantica anni ottanta che è Harry ti presento Sally, alla sceneggiatura Mark Andrus, autore di Qualcosa è cambiato, altra storia di burberi “convertiti” alla bellezza dei rapporti umani. Là c’era una cameriera single incasinata, un vicino gay e un cane, qui una nipote mezza sudamericana mollata sulla porta del nonno dal padre sulla via del carcere.,Oren a prima vista (e anche alla seconda) pare la persona meno adatta per il compito di far superare a una bambina di 10 anni diversi mesi di assenza dell’unico genitore che ha mai conosciuto (la madre è una tossica decisamente irrecuperabile). Non solo non vede da anni il figlio, dopo un traumatico saluto sulla tomba della di lui madre e sua moglie (l’unico essere umano per cui Oren sembra aver provato del vero affetto), ma vive in un condominietto di sua proprietà tiranneggiando gli altri ospiti, si tratti di donne incinte, bambini rumorosi o vicine cantanti di una certa età. Ed è proprio alla vicina “canterina” Leah che si rivolge per risolvere, o meglio “scaricare” il suo problema con la nipote. Un poco alla volta, però, la presenza della bambina, l’affetto immediato e gratuito di Leah (lei pure vedova e ancora emotivamente fragile), alcune scoperte inaspettate sul figlio, lo porteranno a rimettere in discussione la sua vita. Dopotutto la mocciosa che gli è capitata tra capo e collo e che gli si affeziona immediatamente non è poi così molesta, e forse ci può essere spazio per una nuova storia d’amore con la sensibile Leah, anche se Oren all’inizio ce la mette tutta per sabotarla. Fatte salve alcune inspiegabili cadute di gusto (tra qui un siparietto volgare che coinvolge un cane e un orsacchiotto di peluche, e una scena di parto tanto irrealistica quanto sopra le righe), Mai così vicini conferma il tocco e l’interesse di Rob Reiner per le storie d’amore di ogni età (a parte il già citato Harry ti presento Sally, Storia di noi due, il regista ha firmato anche il delicato Flipped, cronaca di un’educazione sentimentale adolescenziale anni sessanta mai distribuito in Italia) di cui è capace di tratteggiare momenti di verità e piccole idiosincrasie.,Qui forse la storia lo serve solo in parte, sorvolando un po’ facilmente su certi movimenti dei personaggi e filando fin troppo spedita verso il lieto fine, mentre l’umorismo sul sesso fra anziani spesso suona più volgare che davvero divertente. Se Michael Douglas (reduce da un recente tumore) dimostra anche più degli anni che ha, convince di più Diane Keaton, vedova un po’ troppo facile alle lacrime che cerca di rifarsi una vita come performer nei locali della cittadina. Se a Oren serve un po’ della sua sensibilità emotiva, lei trarrà beneficio dal suo cinismo e dal suo fiuto per gli affari, lo stesso che permetterà ad Oren di vendere finalmente per la cifra che ha stabilito la casa dove aveva vissuto con la moglie, separandosi dalla quale potrà forse mettere i mattoni per una vita nuova. È una strizzata d’occhio agli appassionati di musica il cameo di Frankie Valli (il cantante dei Four Seasons, il gruppo protagonista del musical firmato da Clint Eastwood Jersey boys) nei panni del proprietario del locale dove Oren trova un ingaggio a Leah in cambio del suo aiuto con la nipote., , ,Laura Cotta Ramosino,