Madagascar 3: Ricercati in Europa

Madagascar 3: Ricercati in Europa

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Per ritrovare i pinguini scappati al casinò di Montecarlo, Alex & Co. si ritrovano a far parte di un circo.

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Terzo capitolo di una della saghe d'animazione più amate dai piccoli. Ottima confezione, 3D spettacolare, tantissimi colori. I progressi dell'animazione rispetto al 2005, anno del primo capitolo, sono stati giganteschi. L'immagine è nitida, la cura dei dettagli notevolissima, i movimenti degli animali (da sempre il maggiore problema per film come questo che fanno del loro punto di forza la velocità) sono finalmente efficaci e realistici. Dal punto di vista meramente tecnico, Madagascar 3 è il migliore della serie e uno dei vertici della Dreamworks, la Casa che ha fatto molto bene anche con Kung Fu Panda. I problemi sono in altri settori. Innanzitutto la storia, sceneggiata da uno dei tre registi, Eric Darnell in collaborazione con un talentuoso come Noah Baumbach, sceneggiatore di Fantastic Mr. Fox, regista de Il calamaro e la balena ) è stranamente poco curata e non porta a compimento le cose migliori viste nei film precedenti. La narrazione prende infatti le mosse dalla decisione di Alex e compagni di ritrovare i pinguini partiti per un'improbabile missione al Casinò di Montecarlo. Pronti e via e ci si ritrova senza troppe spiegazioni nel cuore dell'Europa. La parte nel Casinò ha qualche buon momento: le citazioni, ad uso e consumo più che altro degli adulti si sprecano. Si riconosce qualcosa dei vari 007, molto di Mission Impossible . Il ritmo è alto e frenetico ma non è altrettanto alto il numero di gag davvero riuscite e la comicità slapstick, uno degli elementi dei film precedenti, è meno efficace del solito. In più è molto brusco il passaggio dal Casinò alla vita del Circo, potenzialmente la parte più interessante del film. Interessante perché rispetto a tanta altra animazione contemporanea, quella più adulta e complessa dei film targati Pixar ma anche quella più semplice eppure capace di profondità come la saga de L'era glaciale o il dittico con protagonista il panda Po, Madagascar ha da sempre rappresentato un tipo di animazione e di comicità molto più “bassa”. Comicità di grana grossa, balletti, corse a perdifiato, qualche doppio senso di dubbio gusto hanno caratterizzato da sempre le avventure di Alex e Co. Di conseguenza il circo, come luogo di comicità pura e azione spettacolare, è l'approdo più ovvio per i quattro buffi animali e i loro amici. L'idea buona di sceneggiatura si scontra però con una certa approssimazione nella trattazione dei personaggi. Si procede per accumulo di situazioni, personaggi, equivoci ma alla fine il terzetto di registi sembra più interessato all'azione pura che non ad un approfondimento dei personaggi che nei capitoli precedenti pure non mancava. Il rapporto di amicizia con venature surreali di Alex con la zebra Marty è infatti sacrificato per l'entrata in scena di tanti, troppi personaggi che incidono poco in termini emozionali. Uno per tutti, la tigre circense Vitaly e la sua storia evocata da una debole flashback non convince e non fa scattare nemmeno quella simpatia per il potente sconfitto. Un po' meglio se la cava il “cattivo” di turno, rappresentato in questo caso da una donna, la terribile agente Dubois (in originale doppiata da Frances McDormand) ma anche in questo caso le gag con protagonisti i suoi buffi aiutanti sono molto ovvie e risapute. Meno divertente del già non frizzantissimo capitolo 2, un po' sconclusionato nella storia, appena abbozzato nei personaggi, Madagascar 3 è un po' una delusione: tanto curato nella forma e nella tecnica, quanto modesto nei contenuti e nella narrazione.,Simone Fortunato

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