Macchine Mortali

Macchine Mortali

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A seguito di una guerra catastrofica, i superstiti vivono su enormi citta meccaniche in continuo movimento, nascondendo segreti spaventosi e coltivando antichi rancori.

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In un lontano futuro post-apocalittico, in cui nulla è rimasto del mondo che conosciamo, le città si muovono su enormi ruote in mezzo a lande desolate e incoltivabili. Per assicurarsi la sopravvivenza le città più grandi vanno a caccia delle piccole, per distruggerle e divorarne scorte e popolazione; inglobando nella sua infernale pancia di fuoco tutto ciò che si trova davanti, la città di Londracoltiva le ambizioni di Taddheus Valentine, generale ambizioso e crudele pronto a tutto per garantirsi un potere illimitato. Quando la misteriosa Hester Shaw – nuova cittadina con una cicatrice sul volto – cercherà di ucciderlo, egli sarà costretto a scoprire le sue carte e a fare i conti con un passato di inganni e violenza…

Macchine mortali è l’esordio alla regia di Christian Rivers, storico collaboratore di Peter Jackson, che del film è co-sceneggiatore e co-produttore. La storia è tratta dall’omonima saga di Philip Reeve, autore di bestseller che seguono le avventure della protagonista attraverso una quadrilogia principale e tre prequel, alcuni dei quali ancora inediti in Italia.
La tendenza al fantastico e l’estetica spettacolare ed esuberante sembrano però parlare proprio la lingua di Jackson, che qui si fa sentire con paesaggi suggestivi e talora sorprendenti, supportati da un impianto tecnico e da effetti speciali ad altissimo livello.  Se l’occhio gode dall’inizio alla fine, non sempre la stessa meraviglia investe il cuore e la mente dello spettatore: le note piuttosto originali che caratterizzavano le premesse finiscono infatti per perdersi in uno sviluppo freddo e privo di guizzi, preferendo accomodarsi sugli schemi tipici delle trame young adult piuttosto che osare nell’approfondimento dei personaggi principali. I due protagonisti, Hester e Tom, ricevono dunque un trattamento alquanto frettoloso, all’interno di una parabola di formazione talvolta didascalica e spesso caricata di una cupezza che fa a botte con il tono generale dell’opera. Il fronte dei cattivi ha forse qualche marcia in più, ma si permette di liquidare troppo velocemente l’ottimo personaggio di Shrike (Stephen Lang), una sorta di Terminator dal passato umano e rinato da morte, che ai fan di Jackson non potrà non ricordare i leggendari Nazgul del Signore degli anelli.

L’idea della città-macchine che si spostano furiosamente è invece vincente sul piano estetico quanto su quello narrativo: l’esplorazione degli spazi e il susseguirsi indiavolato dei loro movimenti garantiscono un ritmo sempre sostenuto e creano mini-racconti secondari spesso più interessanti della trama principale. A fronte di una sostanziale bidimensionalità dei personaggi troviamo delle interpretazioni di tutto rispetto, con un sempre ottimo Hugo Weaving nei panni del generale Taddheus, combattuto da una brava Hera Hilmar nei panni della protagonista e dalla ribelle Anna Feng, interpretata dalla sudcoreana Jihae. Tutto sommato le due ore di film scivolano via con una certa piacevolezza, ma in troppe poche occasioni osano sorprendere davvero lo spettatore, lasciandolo infine con un ricordo leggero quanto labile di un’opera ben eseguita, ma di certo non del tutto riuscita.

Maria Letizia Cilea

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