L’uomo sul treno

L’uomo sul treno

- in AL CINEMA, INTERESSANTE
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Un pendolare sul treno che lo riporta a casa viene ricattato per compiere un crimine

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La prima cosa che colpisce nel film dello spagnolo Collet-Serra (già noto per l’horror Orphan e per l’action-movie Unknown – Senza identità, sempre con Neeson) è che Liam Neeson, a dispetto dell’età che dichiara nel film (60 anni) e di quella vera (che è di cinque anni maggiore), è ancora un attore che non ha difficoltà a passare un buon terzo del film ad attaccare e difendersi, usando tutto quel che gli capita a tiro, inclusa una chitarra elettrica, per avere la meglio sugli avversari. Complimenti per il fisico.

In una significativa e ben girata scena di apertura, veniamo introdotti alla vita di Michael McCauley (Neeson), un uomo che da dieci anni ha lasciato la polizia per lavorare nelle assicurazioni, e che tutti i giorni prende il treno per recarsi a Manhattan dalla sua casa a nord di New York. Con il sole e con la pioggia, attraverso tutte le quattro stagioni, McCauley percorre sempre gli stessi percorsi, incontra altri pendolari come lui, scambia chiacchere, legge libri, svolge il suo lavoro con attenzione; un perfetto esempio della “middle-class” americana che manda avanti l’economia del paese. Peccato che la recessione si faccia sentire e a Michael viene comunicato il suo licenziamento su due piedi. Ovviamente l’uomo è sconfortato (ha un mutuo e un figlio cui pagare il college) e sembra essersi pentito di aver lasciato la polizia per un posto che sembrava più remunerativo e sicuro. Ma la svolta arriva quando, dopo aver perso il cellulare salendo sul treno che lo riporta mestamente a casa, l’uomo viene avvicinato da una donna elegante (Vera Farmiga), che gli propone un grosso guadagno in cambio della segnalazione di un’eventuale presenza sul treno di una persona che porta un oggetto importante. Quando McCauley, che incuriosito accetta, realizza che in realtà è entrato in un meccanismo troppo grosso che mette a rischio la vita sua e della famiglia, ormai è troppo tardi: deve forzatamente trovare il sistema per scoprire l’identità del misterioso viaggiatore. Non pensate però a un giallo alla Agatha Christie con un investigatore che fa funzionare solo le sue cellule grigie. Qui monta invece la paranoia e con quella anche una serie di scontri fisici che trasformano il viaggio in una sorta di bolgia violenta, dove non si capisce più chi siano i buoni e i cattivi, dove tutti guardano tutti con sospetto, e con McCauley nel ruolo sia della vittima che del persecutore. Alcune belle interpretazioni dei comprimari (Colin McFarlane nel ruolo del capotreno sopra tutti) e un finale con un crescendo di tensione. Il che valorizza ancora di più le espressioni del protagonista, che sembra proprio uno che vorrebbe solo arrivare tranquillamente alla pensione e invece gli tocca ancora menare le mani.

Beppe Musicco

 

 

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