L’uomo senza sonno

L’uomo senza sonno

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Un uomo che soffre di insonnia e non dorme da un anno, vede complotti e nemici ovunque. E cerca di capire cosa gli sta succedendo…

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Arriva il nuovo film di Brad Anderson, e arriva la prima grande sorpresa della stagione. Il giovane regista americano, già autore dell’assai pregevole Session 9, conferma il suo talento e va oltre le aspettative. Sotto un cielo perennemente grigio e plumbeo di una Barcellona mai così livida e inquietante (il film è stato girato interamente nella grande città spagnola), il protagonista (titanico Christian Bale, che si è sottoposto ad una cura dimagrante ferrea per affrontare il ruolo), un operaio sui trent’anni impiegato in una ditta metalmeccanica, si muove angosciato alla ricerca delle ragioni del suo male. Egli porta sul suo corpo i segni di quella che sembra essere una grave malattia: è magrissimo, debole, sempre stanco e dallo sguardo inquietante. E soprattutto non riesce a dormire da un anno. Giorno dopo giorno, dopo aver trovato in casa sua dei post-it con scritte minacciose e dopo aver assistito ad un brutto incidente sul lavoro, decide di fare chiarezza su quello che sta succedendo e inizia a covare il sospetto che qualcuno stia tramando un complotto, con l’obiettivo di spaventarlo e metterlo nei guai. Per ritrovare la tranquillità, e quel sonno che insegue da diverso tempo, dovrà guardarsi indietro e far luce sul suo passato.

Costruito su uno schema narrativo tipico del genere noir, che rieccheggia le atmosfere di alcuni vecchi film tratti dai romanzi di Chandler o Hammett, il film colpisce e lascia il segno per una messa in scena visivamente straordinaria e per una sceneggiatura capace di toccare temi altissimi. I colori predominanti sono il nero e il grigio e il contrasto della pellicola appare buio e sgranato, le strade della città sono cupe e poco affidabili da percorrere, i volti dei personaggi di contorno sono poco rassicuranti. Trevor Reznik, questo il nome del protagonista, trova conforto solo in una prostituta dal cuore tenero (la brava Jennifer Jason Leigh) e in una cameriera dolce e affascinante (l’altrettanto brava Aitana Sanchez Gijon, già vista in Io non ho paura), per la quale sembra provare un sentimento più profondo. Inizia per lui un viaggio quasi surreale nel quale Trevor si avventura inconsapevolmente, alla ricerca dei motivi della sua angoscia e della sua insonnia. E il finale arriva come una coltellata, inatteso e spiazzante.

Un film noir per parlare di temi alti, importanti e anche classici nel senso più vero del termine: la colpa che attanaglia l’uomo e non gli permette vie di fuga e la conseguente, inevitabile espiazione; il rimorso nella consapevolezza di aver sbagliato, e la conseguente angoscia e insonnia; il peccato inteso in chiave quasi religiosa; la realtà che si mescola al sogno e alla visione rivelatoria. In un susseguirsi di situazioni coinvolgenti e avvincenti, il regista ha l’opportunità di mostrare la sua bravura. Molte infatti sono le sequenze memorabili: il “viaggio” nel tunnel dell’orrore del Luna Park dove si mescolano realtà e finzione, i tragitti in auto che ricordano Hitchcock (in particolare Psycho, grazie anche ad una colonna sonora che somiglia moltissimo a quella di Bernard Herrmann), il flashback finale, teso e sorprendente. Forte di una sceneggiatura solida e compatta (di Scott Kosar), il film procede sicuro dall’inizio alla fine senza tentennamenti, in un crescendo esplosivo di suspense e di tensione emotiva. Un film che piace e convince, destinato a diventare un piccolo grande cult, e che non si dimentica di far riflettere lo spettatore su alcuni temi – come il senso di colpa e la coscienza – che il cinema, troppo spesso, trascura.

Francesco Tremolada

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