L’ultima ora

L’ultima ora

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Entrato in un prestigioso liceo dopo il suicidio di un professore, un supplente si trova a che fare con alcuni studenti molto intelligenti ma anche inquietanti

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L’inizio è tragico: durante un compito in classe, il docente si prepara con cura, si avvicina alla finestra e si butta di sotto. La sua morte è uno choc per la scuola e per gli allievi ma Pierre, il supplente chiamato alla sostituzione, sembra inizialmente più lusingato dall’incarico – in un liceo d’eccellenza – che spaventato dalla sfida. presto però si accorge che sei studenti della classe, intellettualmente precoci, si comportano in modo strano. E se qualche collega docente lo irrita, per freddezza e ostilità o anche, al contrario, per entusiasmo esagerato, sono i sei “geni” a risultare presto un vero problema. Iniziando a seguirli di nascosto fuori dagli orari scolastici, Pierre (che nasconde qualche segreto anche lui) farà numerose, e non piacevoli, scoperte. E in lui sorgono domande: come comportarsi con i ragazzi, provocatori o minacciosi con lui e con gli altri? Oltre tutto gli arrivano a tutte le ore del giorno e della notte telefonate anonime inquietanti, lettere misteriose e altri dettagli su storie incredibili e inconfessate.

Il tono del rapporto che si instaura tra il supplente e una parte piccola ma decisiva della classe (i sei studenti con quoziente di intelligenza elevatissimo) lo si intuisce presto, quando uno di loro chiede a Pierre se si ritiene all’altezza della classe e della scuola. I sei si comportano da piccola setta, vanno insieme in giro, si vestono a mo’ di divisa, sono rigidi con lui e con i compagni. E anche di peggio, ma ovviamente è meglio non svelare troppo. Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Christophe Dufossé e presentato alla Mostra di Venezia 2018 L’ultima ora (ma il titolo originale è L’heure de la sortie) è il secondo lungometraggio di Sébastien Marnier. Il film inizia con una prima parte di presentazione di alcuni personaggi e del luogo scolastico, per poi svilupparsi sempre più come un thriller o horror, sebbene d’autore; e su questo fronte il regista ci sa fare, sapendo far crescere la tensione in un contesto apparentemente normale ma profondamente malsano.

L’ambizione è però contestualizzare il comportamento eccentrico e stravagante (o qualcosa di più) del sestetto in un discorso contemporaneo di fobie, previsioni di catastrofi ambientali, futuro del pianeta; e delle relative ansie giovanili su un futuro che si prospetta angoscioso per le giovani generazioni. Ma è anche il punto debole dell’opera, perché le motivazioni dei personaggi non sono ben delineate, tanto da compromettere la credibilità delle loro azioni. Oltre tutto mescolando il tutto ad altri personaggi minori che sviano l’attenzione e lanciano false piste gratuite, l’autore francese si rifarà sicuramente a classici del passato che usavano metodi simili (con altra maestria) ma ottiene il risultato di confondere troppo le acque e indebolire l’impianto della storia. Tanto che il finale, che dovrebbe costituire un climax emotivo fortissimo, ne risulta alquanto compromesso. Rimane un film curioso, che mette in mostra le doti di qualche (anche giovane) attore e una certa qualità di regia. Ma non di più di questo. Senza contare che il finale apocalittico irrita nella sua gratuità.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...