Looper

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Un killer deve uccidere solo persone che gli vengono inviate dal futuro. Ma che succede se quello che arriva è lui stesso più vecchio?

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Looper, dello scrittore-regista Rian Johnson, sotto l’aspetto esteriore di un normale thriller di fantascienza alla Philip Dick (ma forse più simile a Resident Evil), si intuisce che vorrebbe toccare un tema molto più ponderoso, ossia come le continue nuove scoperte scientifiche sfidino la nostra concezione della vita e ci interroghino sulla comprensione di ciò che significa essere umani. L’anno è il 2044, un periodo di moto volanti e moda retrò del XX secolo; il viaggio nel tempo non esiste ancora, ma nel 2044 alcune persone già sanno che ci si arriverà nella generazione successiva. E tra coloro che sanno c’è Joe (Joseph Gordon-Levitt), che è un killer a pagamento, ma un tipo molto particolare. Nel 2070, i boss della mafia invieranno la gente da eliminare indietro al 2044, e tipi come Joe saranno lì ad aspettarli per ammazzarli e smaltirne i corpi. È omicidio, ma la tecnologia intorbida le acque della morale: Joe uccide sì le persone, ma sono entità future, persone che esistono solo su un altro piano temporale. Chiunque arriva nel mondo di Joe e da lui viene ucciso in realtà ha ancora altri 30 anni di vita, a partire dal 2044. Sapendo questo capirete che, in un certo senso, viene rimosso il marchio infamante dell’assassinio, non solo ai suoi occhi, ma sottilmente anche in quelli degli spettatori. Visivamente, il mondo del 2044 è reso in maniera non molto differente dal nostro. I telefoni cellulari sono trasparenti, ma le auto sono simili, e lo skyline delle città non si distanzia molto dalle megalopoli contemporanee (trentun anni sono un tempo lungo, ma non così tanto). Come Joe, Gordon-Levitt si presenta come una versione “spinta” dell’odierna moda metrosexual; sembra adoperare trucco e eyeliner, e come si dice tra i ragazzi, ha un aspetto molto “pettinato”. Ha un modo di parlare abbastanza scostante, ma un po' artificioso, come qualcuno che ha imparato guardando vecchi film. È comunque un personaggio ben costruito, che si presenta con una faccia familiare ma al tempo stesso con una coscienza contorta, come ci si aspetta da un uomo del futuro. Joe lavora per un boss del crimine, interpretato da Jeff Daniels, che è venuto dal 2070 apposta per gestire il servizio di eliminazione del 2044 (Daniels c’è solo in un paio di scene, ma sono scene che lasciano il segno; e basta guardarne l’aspetto cinico per sapere che il 2070 sarà molto peggio che il 2040). La maggior parte di Looper riguarda una nuova svolta nella vita degli assassini a pagamento. A quanto pare nel 2070, nel tentativo di chiudere il sistema, i ragazzi che erano assassini nei 2040 vengono catturati e rispediti al 2044 per essere uccisi. E così succede che Joe si trova in una situazione in cui si suppone che uccida se stesso (da anziano, interpretato da Bruce Willis). ,A questo punto, parlare di Looper diventa molto più confuso di quanto lo sia il vederlo sullo schermo. Per il resto del film, il giovane Joe e il vecchio Joe abitano lo stesso mondo, a volte stando dalla stessa parte, a volte uno contro l’altro. I loro interessi sono diversi: il giovane Joe vuole solo vivere la sua vita, mentre il vecchio Joe vuole correggere le cose del passato per alterare il futuro (e non stiamo parlando della calvizie di Bruce Willis). Johnson spiega solo lo stretto necessario di come due persone possano essere una sola, e come le azioni del più giovane, in tempo reale, possano influenzare la memoria del soggetto precedente. Bruce Willis, il cui vecchio Joe è ovviamente più pericoloso del giovane Joe, non si sforza molto a recitare, più che altro spara o rotola per evitare le pallottole. Emily Blunt è più credibile nel ruolo di una giovane madre, vulnerabile ma decisa a difendere a tutti costi suo figlio. E merita una nota anche Pierce Gagnon, il bambino del 2044 che nel 2070 potrebbe essere il più feroce dei criminali: solo a guardarlo, non se ne dubita un istante.,Beppe Musicco,

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