Lo straordinario viaggio del fachiro

Lo straordinario viaggio del fachiro

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Aja è un giovane che vive di espedienti a Mumbai. Alla morte della madre decide di intraprendere un viaggio alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto.

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Tratto dal romanzo L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea del francese Romain Puértolas, il film del regista franco-belga-indiano Ken Scott cerca di sfruttare l’onda di altri film ambientati in india come The Millionaire o Vita di Pi. La trasposizione cinematografica può contare anche su un cast di nomi importanti, come Bérénice Bejo, Gerard Jugnot e l’attore indiano Dhanush, molto famoso in patria.

Il film vorrebbe mantenersi su un clima da racconto rocambolesco, con il povero Aja che finalmente riesce a partire dall’India per la Francia con un visto turistico per cercare un padre che non sa neanche se esista veramente. Nella tanto agognata Parigi incontra una ragazza nel famoso negozio di mobili con cui imbastisce una scenetta di vita coniugale, si ferma di nascosto per la notte addormentandosi in un armadio che però viene impacchettato e spedito in Inghilterra. Così Aja si trova a girare per l’Europa senza documenti, potendo contare solo sul suo talento di narratore e sulla benevolenza della gente che incontra. Amore, pericoli, solitudine e successo in una viaggi che tocca Gran Bretagna, Francia e Italia per poi tornare al paese d’origine, l’India.

Peccato che il regista non sappia decidersi su che registro mantenersi: il film oscilla sempre tra momenti che vorrebbero essere comici (ma non troppo) o romantici (ma poco comici) in scenari (spesso visibilmente digitali) che alla fine danno un effetto straniante, un po’ alla Monty Python (ma meno divertente). Troppo studiato nelle situazioni per risultare spontaneo, spesso troppo sdolcinato per essere credibile, Lo straordinario viaggio del fachiro è una simpatica favoletta senza troppe alzate d’ingegno, che vorrebbe essere edificante per aiutare a comprendere culture differenti e difendere i migranti, ma anche gli argomenti seri rimangono a un livello molto esile. Meglio godersi le scenette e i (comunque) bravi attori.

Beppe Musicco

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