Little Sister

Little Sister

- in ARCHIVIO, CONSIGLIATO, FILM
804
0
Little-Sister-Sentieri

Tre sorelle, alla morte del padre, scoprono di avere una giovane sorellastra.

Download PDF

A Kamakura, in Giappone, vivono tre sorelle (Sachi, Yoshino e Chika). Il padre abbandonò la famiglia 15 anni prima quando solo la figlia maggiore era grande abbastanza prima per vedere i litigi tra lui e la madre, poi per soffrire la separazione. Per Sachi, che ha sofferto molto per la rottura della famiglia (e che ha un pessimo rapporto con la mamma, che finì per allontanarsi anch’essa dalle figlie), sensi di colpa e senso del dovere la portarono a prendersi cura delle sorelle minori e della grande casa con giardino, diventata quasi un mausoleo di un passato ormai finito. Ma quando muore il padre, le tre sorelle scoprono la vita che l’uomo aveva avuto lontano da loro da un’altra parte del Giappone. Per esempio che aveva avuto anche una bambina ora diventata adolescente Suzu, che loro tre conoscono al funerale. Quando la invitano a trasferirsi nella grande casa di famiglia, Suzu accetta subito. La nuova sorella è una rivoluzione per le tre, davvero entusiaste. Ma non è tutto così facile, per loro e per Suzu. E attorno a loro tutto dice della possibile fine – della famiglia, della casa, della vita di persone care o incontrate nel proprio percorso umano – ma anche che c’è tanta bellezza di cui accorgersi.

Si apre e si chiude con un funerale questo film, liberamente tratto dal manga Umimachi’s Diary. La morte è quindi presenza incombente, come questo padre perduto: gentile e buono, anche troppo, fino a farsi travolgere dagli eventi. Ma che ha lasciato loro una deliziosa sorellina, educata e sorridente (eppure ha sofferto tanto anche lei). Le tre sorelle vivono in modo diverso i loro drammi (la terza, la più giovane, sembra esserne toccata pochissimo nella sua positività quasi eccessiva) e anche gli affari di cuore, non esattamente lineari. Che futuro ci potrà essere per loro?

Hirokazu Kore-eda, di cui si apprezzò il precedente bellissimo film Father and son, da un lato sembra riprendere i caratteri semplici tipici di fumetti e film di animazione (le ragazze più giovani, Suzi e Chika, ma anche Yoshino quando beve troppo, ricordano certi personaggi dei film di animazione di Miyazaki, tra risate e smorfie di stupore infantili). Dall’altro si prende i suoi tempi da narratore classico per mettere in campo non solo le quattro donne al centro della storia (con attrici davvero fresche e ispirate) ma una serie di figure laterali tutte capaci di arricchire il racconto: che risulta lieve e aggraziato, commovente in alcuni tratti e divertente in altrettanti, spesso anche poetico con naturalezza. Il regista, soprattutto, ha una mano felice nel rappresentare i sentimenti, trattenuti o manifestati con pudore, e nel mostrare in azione personaggi nostalgici di un passato lontano ma immersi in un presente contraddittorio. Le tradizioni, antiche o familiari, hanno un peso e continuano a generare effetti al di là di recriminazioni e rimpianti (il culto dei morti, la cura delle cose, l’attenzione alla bellezza che può manifestarsi in uno stupendo paesaggio ma anche nella cura per preparare un liquore alla prugna, che si conserva nel tempo), ma la contemporaneità si fa sentire, in dettagli anche dolorosi: come le aziende a rischio di fallimento, il ristorante messo in crisi da un parente avido, i malati terminali, gli amanti deludenti. Eppure «riconoscere la bellezza rende felici», anche quando la vita sta sfuggendo come nella parabola umana di una donna apparentemente sconfitta che regala una speranza a queste giovani “fotografate” in un momento cruciale della vita, in cui fare i conti con il passato vuol dire saperlo accettare e prenderne una forza inaspettata. Una speranza di cui quella “sorellina” piovuta dal cielo è un segno tangibile.

Antonio Autieri

About the author

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *