L’Italia premiata a Berlino

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Riconoscimento a Claudio Giovannesi per la sceneggiatura dalla giuria del festival e a Federico Bondi dalla stampa cinematografica. Tutti i premi della rassegna nell’ultima puntata del nostro diario berlinese

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Diario da Berlino – puntata numero 6

Alla fine La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi si è portato a casa l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura, scritta dal regista in collaborazione con Maurizio Braucci e Roberto Saviano. Il giornalista è salito sul palco di Berlino a ritirare il premio dopo essere già stato lo speaker conclusivo della Berlinale Talents, la sezione del Festival dedicata alla formazione di giovani autori e professionisti del cinema.

L’Orso d’oro, invece, è andato a Synonymes di Navad Lapid, storia semiautobiografica e tragicomica dei tentativi di un giovane israeliano di integrarsi a Parigi. Uno sforzo che parte innanzitutto dalla lingua: niente ebraico per Yoav, che cerca di dimenticare e far dimenticare la sua patria di origine, che sente come un fardello con il suo carico di contraddizioni e segreti.

Per il resto la giuria ha “distribuito” premi su quasi la metà dei film del concorso.

L’Orso d’argento gran premio della giuria è andato, meritatamente, a Grace à Dieu di François Ozon, dedicato allo scandalo pedofilia all’interno della diocesi di Lione e alla lotta di un gruppo di uomini ormai adulti per far mettere sotto accusa il sacerdote che li abusò tanti anni prima. Sensibile nel tratteggiare, anche stilisticamente, tre diverse figure di uomini che sono venuti a patti (oppure no) con un passato pesante, Ozon firma un film lontano dall’ideologia e vicino all’umanità: il che, a parere di chi scrive, costituisce un sorprendente exploit nella sua carriera.

Non potevano mancare premi alle pellicole tedesche in concorso: l’Orso d’argento per la regia va a Angela Schanelec per Ich war zuhause, aber, un classico “film da festival”,  certamente di più faticosa digestione per il grande pubblico, che forse troverà difficile appassionarsi alle vicende di Astrid, intellettuale berlinese alle prese con polemiche di carattere artistico e con la difficile gestione di due figli dopo un lutto.

Decisamente più coinvolgente Systemsprenger (Systemcrasher) della regista Nora Fingscheidt, vincitore dell’Orso d’argento, premio Alfred Bauer (è quello che premia le opere innovative), un’opera prima che segue le vicende di una bambina, Benni, affidata ai servizi sociali a causa delle frequenti crisi psicotiche che la madre, una donna con molti problemi, non riesce a gestire. Una parabola drammatica, che offre uno sguardo sensibile ed empatico su tutti i personaggi in scena: dalla piccola Benni, desiderosa solo di recuperare l’amore della madre, a tutti gli operatori che entrano in contatto con lei e cercano di salvarla anche da se stessa.

I premi all’interpretazione, sia maschile che femminile, se li è invece aggiudicati il film cinese Di jiu tian chang (So Long, My Son) di Wang Xiaoshuai, una saga familiare che copre tre decenni di storia cinese. In realtà al concorso avrebbe dovuto essere presente anche l’ultimo film del grande Zhang Yimou, Yi miao zhong (One Second), che all’ultimo momento è stato ritirato per problemi di postproduzione. Un incidente che molti hanno interpretato alla luce dei recenti cambiamenti nel sistema di censura da parte del governo cinese, che potrebbero aver bloccato l’uscita dell’opera.

L’ultimo Orso d’argento, quello per la fotografia, è andato a Ut og stjæle hester (Out Stealing Horses) di Hans Petter Moland, storia su più piani temporali sul recupero di un passato difficile con protagonista il solito ottimo Stellan Skarsgård.

Vale la pena ricordare anche un altro premio italiano, quello deciso dalla Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica (FIPRESCI), vinto nella sezione Panorama da Dafne di Federico Bondi, la storia di una trentenne ragazza down che si trova ad affrontare insieme al padre il lutto per la morte della madre con uno spirito e una capacità di iniziativa eccezionali.

A quanto pare l’Italia cinematografica, anche se con una presenza, almeno quest’anno, numericamente esigua, a Berlino si fa ancora notare anche con nomi diversi dai soliti noti e dagli autori riconosciuti. Un aspetto che fa certamente ben sperare per il futuro.

Laura Cotta Ramosino

Il trailer di La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

 

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