Les Misérables

Les Misérables

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Le vicende, in musica, di Jean Valjean e dei personaggi dell’immortale opera di Victor Hugo.

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Nella Francia del XIX secolo Jean Valjean, ex galeotto che ha fatto perdere le sue tracce e per questo è ricercato dall’ispettore Javert, si prende cura della giovane Cosette, figlia di un’operaia morta. Questo cambierà per sempre la sua vita. Tratto dal romanzo di Victor Hugo, uscito nel 1862 e diventato ben presto un successo editoriale mondiale che dura fino a oggi (e che ha già generato più di una dozzina tra film e sceneggiati), Les Misérables, diretto da Tom Hooper (Il maledetto United, Il discorso del Re) è la trasposizione cinematografica dell’omonimo musical, presentato per la prima volta nei teatri inglesi nel 1980 e portato sui palcoscenici di tutto il mondo. La storia è molto sunteggiata, ma fedele alla trama del libro: il giovane Jean Valjean ruba del pane per sfamare la sorella e i suoi figli, ma viene arrestato e condannato a cinque anni di lavori forzati nei cantieri navali di Tolone. Amnistiato dopo diciannove anni (la pena era stata aumentata per vari tentativi di fuga), vaga reietto per il sud della Francia, finché un tentativo di furto ai danni del vescovo Myriel si trasforma in un’occasione di riscatto. Ma i tentativi di Valjean di vivere nella giustizia, mettendo in piedi un’impresa con una nuova identità e aiutando i bisognosi, sono vanificati dall’ispettore Javert, sulle sue tracce da anni per aver violato la libertà provvisoria. Ciò nonostante, Valjean riesce a evitare l’arresto a Fantine, una sua ex-operaia diventata prostituta; e quando questa muore, si fa carico di Cosette, sua figlia. I due vivranno come padre e figlia nella Francia travagliata dalle lotte tra repubblicani e monarchici e, nonostante la vita ritirata e quasi clandestina, Cosette si innamorerà di un giovane, Marius, anche lui legato misteriosamente a Jean Valjean.

Storia imponente sui temi dell’amore, della giustizia e della povertà, di cadute e redenzioni, Les Misérables rimane impresso per la bellezza delle ricostruzioni e per la potenza delle musiche e delle canzoni, in più di un passaggio degne quasi di un’opera lirica. Però quel che su un palco è affidato alle macchine di scena e alle voci dei cantanti, più che alla loro capacità di immedesimazione, non vale per il cinema, che si affida ad altri movimenti e schemi. Così la scelta, quasi obbligata, di affidarsi a grandi attori/volti noti per i protagonisti, viene pagata però sia in termini di riprese (non appena un attore inizia a cantare, la camera stringe su di lui fino al primissimo piano e lì si blocca), sia in termini di resa canora, specie in un’opera totalmente affidata al canto e priva di recitativi: se Hugh Jackman può contare su una encomiabile presenza scenica e una voce capace di rendere l’irruenza e i forti sentimenti di Jean Valjean, Russell Crowe, per quanto credibile nei panni di Javert, non possiede certamente una voce baritonale all’altezza delle richieste. La trasformazione di Anne Hathaway nei panni di Fantine è impressionante, ma tutti gli attori (anche i bravissimi Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, unici personaggi comici in un’opera drammaticissima) danno il meglio di sé, cantando in diretta senza alcun ausilio o trucco. Probabilmente chi ha avuto l’occasione di vedere il musical originale storcerà il naso al paragone, ma Les Misérables, ad onta delle oltre due ore e mezza e dell’essere un film completamente in inglese (sottotitolato), conserva la potenza e la commozione di un’opera che parla dell’uomo, del suo desiderio di giustizia e della possibilità di grazia e misericordia.

Beppe Musicco

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