L'enfant

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Bruno vive di espedienti. Si aggira in una città belga fredda e incolore, aspettando altri sbandati senza volto come lui per scambiare

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Bruno vive di espedienti. Si aggira in una città belga fredda e incolore, aspettando altri sbandati senza volto come lui per scambiare e rivendere la refurtiva della giornata. Un cellulare, uno stereo o un bambino non fa differenza. Neppure se il bambino, ancora in fasce, è suo figlio. Cosa potrà sollevare Bruno dall'apatica, desolata attesa di una vita diversa? ,Quest'anno il festival di Cannes ha raccolto una teoria di sguardi sulla paternità, mettendo in evidenza (compito di ogni Festival acuto) una tendenza del cinema contemporaneo.” Broken Flowers” di Jarmush, “L'enfant” dei Dardenne: variazioni su un unico tema, la difficoltà di essere padre. Una difficoltà avvertita dai cineasti quaranta-cinquantenni che si sono “fatti da soli” e non sono cresciuti all'ombra (e con gli aiuti) di qualche illustre maestro. E adesso, nel momento in cui a loro volta si ritrovano ad affrontare la paternità, sembrano attoniti di fronte ad una realtà cercata e rifuggita allo stesso tempo. Così la scena finale di “Broken Flowers” riassume quel senso di smarrimento e vertigine. E il ragazzo difficile Bruno, ne “L'enfant “dei Dardenne riesce a sintetizzare l'incoscienza di chi non conosce e non ha vissuto su di sé la paternità. Una mancanza di coscienza che si scontra con la gioia di una nascita, una paternità fredda e distaccata che si scontra con una maternità dolce e spontanea, una pesante carrozzina che ingombra un amore concepito rigorosamente “a due”. ,Ma i Dardenne non si fermano di fronte a quel padre ancora bambino che vende il proprio neonato per una manciata di denaro. A loro, al loro cinema etico, interessa indagare il mancato senso di colpa, la sofferenza della consapevolezza, la liberazione del pianto: un percorso interiore di un personaggio degno di Fedor Dostoievski (non a caso la compagna di Bruno si chiama Sonia, come la protagonista femminile di “Delitto e castigo”). E una scoperta e accettazione dell'altro da sé, tema costante nei film dei due registi, che arriva all'improvviso e con tragica gratuità. La critica nazionale non ha gradito particolarmente questa redenzione tanto sperata quanto improvvisa: ma cosa c'è di più importante che trovarsi di fronte al pericolo, alla morte? Immersi nelle acque ghiacciate della Meuse, Bruno mette a rischio non soltanto la sua vita ma anche quella del piccolo ladruncolo che lo segue come se fosse suo padre. Nelle fredde vie di Liegi Bruno scopre cosa è la paternità, cosa deve a quel ragazzo che si è sempre fidato di lui e cosa ha ancora da donare alla sua amata Sonia. ,Meno estremo degli altri film dei due registi belgi, “L'enfant” resta un'opera senza concessioni per lo spettatore. Niente musica, niente spiegazioni, soltanto il peso di una carrozzina spinta per le strade di una città troppo grigia. E la possibilità per noi spettatori di seguire senza distrazioni il tormento di Bruno: la problematica accettazione dell'altro nella propria vita. Dopo “La promesse” e “Il figlio”, i fratelli Dardenne ritornano a raccontare la paternità come superamento del dolore e redenzione nel perdono: c'è chi parla di Neorealismo ma la trascendenza è quella cara al cinema di Robert Bresson.

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