Lego Batman – Il film

Lego Batman – Il film

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Batman sconfigge e umilia il Joker, che medita vendetta contro di lui e contro Gotham City. Mentre l’Uomo Pipistrello fa i conti con la sua solitudine e con una città che ha meno bisogno di lui…

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L’inizio, anche a non aver visto il precedente episodio The Lego Movie, dà subito il tono: siamo ancora ai titoli di testa e la voce narrante ironizza sui loghi che precedono un film («Warner Bros., che poi non ho mai capito perché non Warner Brothers…»). Poi si dipana la vicenda che vede il Joker, acerrimo nemico di Batman, non solo sconfitto per l’ennesima volta, ma umiliato nei suoi “sentimenti”: perché l’eroe mascherato non lo considera così importante come nemico (semmai, ha una certa ossessione per il “rivale” Superman…). Joker, che frigna come un bambino, cercherà in fretta di vendicarsi, di lui e di tutta Gotham City dove nel frattempo il commissario Gordon va in pensione e lascia il posto alla figlia Barbara. Che vuole rafforzare la polizia e “contare” meno su Batman. Lui, Bruce Wayne in incognito già solitario di suo, si sente sempre meno utile… Ci si metterà di mezzo anche un orfano in cerca di adozione e un piano diabolico di Joker, che “scarica” la sua banda (Bane compreso, che qui è tutt’altro che temibile) per “ingaggiare” super cattivi davvero terrificanti…

Se The Lego Movie presentava tutta una serie di super eroi e serviva a far capire le potenzialità di un’animazione realizzata con i celebri mattoncini, in Lego Batman – Il film ci si concentra ovviamente sull’eroe della DC Comics: la storia ricalca parecchio i precedenti film di Christopher Nolan (gustoso, in apertura, il riferimento a un celebre momento di Il cavaliere oscuro: «Quella volta con le due navi…»), ma c’è una ricchezza di riferimenti complessiva (la tragica morte dei genitori) che rimanda anche ad altri film legati all’Uomo Pipistrello (il maggiordomo Alfred ricorda le sue periodiche crisi, che coincidono con gli anni dell’uscita dei vari film dal primo Batman di Tim Burton alla fine della trilogia nolaniana…) e perfino alla notissima serie tv anni 60, quella con i colpi sottolineati da fumetti ben visibili sullo schermo… Ma non mancano personaggi di altri universi: come Voldemort, Sauron, King Kong, la Strega cattiva dell’Ovest, Godzilla… Un’ironia ricca di riferimenti cinefili, come già il precedente episodio, sicuramente comprensibili più agli adulti che ai bambini. Che si divertono per il gran ritmo, davvero indiavolato, per certe smorfie – sì, questi mattoncini animati le fanno… – e per alcune battute irresistibili. Come la password “ironmanpuzza”… Ma le risate maggiori, sono riservate agli adulti: unici che possono apprezzare sfumature, citazioni (c’è anche la Harleen Quinzel di Suicide Squad, ovviamente innamoratissima del suo Joker), ammiccamenti in misura quasi eccessiva, ma gustosissimi. Fantastica la scena della festa della Justice League a casa di Superman, che inventa scuse risibili con Batman per non ammettere di non averlo voluto invitare; non meno esilarante la collezione di film romantici che l’eroe/Bruce Wayne ama guardare nella Bat-caverna quando nessuno lo può vedere…

La storia ha, inevitabilmente, il suo lato “sentimentale”: non solo con il contrasto con il Joker, nemico che verrà accettato in quanto tale trovando così la sua identità, ma soprattutto nel rapporto con il bambino che diventerà Robin (qui figlio adottivo e non assistente e amico), con Alfred maggiordomo/padre pieno di affetto e premure per l’eroe problematico, e con Barbara, presenza femminile indispensabile per costruire quella famiglia di cui ha un inconfessato desiderio… Ma prima deve decidere di fare squadra e fidarsi di loro. E magari imparare a chiedere scusa.

Curiosità: se nella versione originale Batman ha la voce di Will Arnett, attore soprattutto televisivo, in quella italiana a dargli voce è Claudio Santamaria, ottimo doppiatore di Christian Bale nei Batman di Nolan. La voce di Barbara Gordon è invece quella, molto più riconoscibile, di Geppi Cucciari, inizialmente quanto meno straniante. Se non ci si fa caso al forte accento sardo, ci si può passar sopra.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...