Lebanon

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Un gruppo di giovani soldati israeliani su un carro armato in Libano, nel giugno 1982.

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Il film vincitore a sorpresa dell’ultima Mostra di Venezia è un’opera prima di un regista (non di primo pelo: ha 47 anni) che all’epoca dei fatti stava proprio dentro quel carro armato. A sparare e a uccidere, giovanissima recluta insieme ad altri coetanei. Un’esperienza che lo ha, ovviamente segnato. Ed è comprensibile che Samuel Maoz, diventato regista, pur dopo lunga elaborazione abbia sentito la necessità di raccontare questa storia, con un travaglio che ricorda quello di un altro film israeliano recente: il film d’animazione Valzer con Bashir (sulle stragi di Sabra e Chatila, sempre nel Libano nel 1982) di Ari Folman. In entrambi i casi il cinema serve a raccontare, a denunciare ma anche a esorcizzare una terribile esperienza, in film che certo non lasciano indifferenti. Ma se Valzer con Bashir era cinematograficamente potente, anche grazie all’uso geniale dell’animazione, e si faceva perdonare certi schematismi anche gravi, in Lebanon l’idea di racchiudere quasi tutta la narrazione dentro la torretta di un carro armato – oltre a generare un voluto senso di claustrofobia – sembra più la trovata astuta di chi punta a farsi notare facilmente (com’è avvenuto) che l’idea forte che comunica naturalmente disagio e odio per la violenza. Anche perché i personaggi sono solo abbozzati o deboli, i dialoghi poco significativi, le situazioni spesso fin troppo intuibili prima che si materializzino sullo schermo, e la divisione buoni/cattivi è fin troppo scontata (libanesi arabi buoni, l’unico libanese cristiano cattivo e trucido, israeliani buoni ma comandati da ufficiali violenti). E per carità, sarebbe legittima posizione politica (anche se a raccontare solo le rappresaglie e non i precedenti non si fa un buon servizio alla verità): il problema è che alla fine la resa cinematografica è asfittica e il senso di operazione a tavolino aleggia sempre più forte. Il messaggio contro la guerra è chiaro e ammirevole: ma per farne un film contro la Guerra, che rimanga nel tempo mancano idee, talento narrativo e personalità d’autore.,Antonio Autieri

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