Le invisibili

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Senza tetto, senza famiglia alcune clochard trascorrono le loro giornate al centro diurno Envol a rischio di chiusura

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Donne senza fissa dimora, senza lavoro, abbandonate dalla società. Vivono in tende o baracche fuori dalle zone centrali di Parigi, resistono al freddo e all’incuria altrui. Però hanno quello che vorrebbero e che gli dovrebbe bastare per sopportare la solitudine. Alle 8 del mattino Envol, un centro diurno per donne clochard, è pronto ad accoglierle, a dare loro una doccia, un piatto caldo e soldi contati per la giornata. Hanno soprannomi altisonanti: Edith Piaf, Brigitte Macron, Amel Bent, Brigitte Bardot, Cicciolina.

Una squadra di donne coraggiose, decise, apparentemente sicure guida il centro di assistenza: c’è Audrey (Audrey Lamy) che vive con il fratello minore e porta il suo lavoro anche tra gli amici la domenica; c’è Manu (Corinne Masiero) che ha preso con sé la più giovane tra le assistenti,  Angélique, (Déborah Lukumuena), che ha un passato da dimenticare; c’è anche Hélène (Noémie Lvovsky), incompresa dal marito e dai figli quasi adolescenti. E invisibili sono anche loro che, con le clochard, condividono la solitudine, l’incomprensione, quel rifiuto esplicito o implicito della società che sul profitto ha creato il benessere. E quando un giorno arriva la notizia, pesante come un macigno, che il centro potrebbe chiudere perché poco produttivo, le dirigenti hanno un’idea: convincere le clochard a recuperare le competenze professionali, a prendere in mano il passato e a credere che un’altra esistenza, un altro modo di stare alla vita, soprattutto professionale, sia possibile.

Non è una dramma sociale Le invisibili, esordio del francese Louis-Julien Petit, ma è una commedia piena di luce e di penombre, che regala sorrisi e lacrime, pur avendo alcune svolte narrative prevedibili. Ha il tocco del regista esordiente, la bravura di un cast quasi tutto al femminile e composto da professioniste e non. Come le donne senza tetto (tranne la giovane Sarah Suco) che sono tutte vere clochard, conosciute e frequentate da Petit , per un anno intero prima di iniziare le riprese del film. Gli uomini ci sono ma non colgono immediatamente (e in questo aiuta nella sua oggettività la regia maschile) l’importanza di quell’incontro, di quella richiesta, di quella sfida.

In Francia Le invisibili ha sorpreso il box office incassando a gennaio 2019 ben 10 milioni di euro. La storia trae ispirazione dalla realtà francese e dal libro Sur la route des invisibles, scritto da Claire Lajeunie che ha girato anni prima il documentario Femmes Invisibles – Survivre à la rue (da qui si potrebbe riconoscere un’omonimia nel titolo con Gli invisibili, il film americano di Oren Moverman che tre anni fa arrivò in Italia, con Richard Gere nel ruolo di un senza tetto). E il successo del film dimostra che funziona quel delicato intreccio tra finzione e realismo che conduce lo spettatore a guardare il proprio mondo, la propria realtà con nuovi occhi. Che conduce a credere nella speranza e nella forza dell’umanità che non si arrende a un mondo che fa, della perfezione, il suo paradigma.

Emanuela Genovese