Le avventure acquatiche di Steve Zissou

Le avventure acquatiche di Steve Zissou

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Un paio di anni fa, “I Tenenbaum”, risultò essere una delle più piacevoli sorprese delle ultime stagioni cinematografiche, rivelando al grande pubblico

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Un paio di anni fa, “I Tenenbaum”, risultò essere una delle più piacevoli sorprese delle ultime stagioni cinematografiche, rivelando al grande pubblico un brillante e giovane regista. Oggi, a distanza di qualche tempo, Wes Anderson torna dietro la macchina da presa firmando “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, e anche questa volta, ispirandosi però al personaggio di Jacques Cousteau, il celebre documentarista subacqueo francese, e non più al bizzarro e stravagante Royal Tenenbaum, il nuovo lavoro del regista americano cerca di riproporre la stessa formula vincente, cioè una sceneggiatura dai contenuti forti e meritevoli di riflessione mescolati a una forma e ad uno stile fuori dagli schemi convenzionali. Ebbene, il risultato è soddisfacente soltanto a metà. Evidentemente molto sensibile e attento ai problemi che ruotano attorno “all’universo” della famiglia (e “I Tenenbaum” dimostrano chiaramente questa sensibilità), Anderson si cimenta nuovamente nell’analisi di una figura paterna insoddisfatta e complessata, che cerca di recuperare un rapporto con un figlio e con una moglie che si direbbero compromessi per sempre. Una spedizione in mare alla ricerca di un fantomatico squalo mangiatore di uomini sarà l’occasione adatta per guardare dentro di sé e capire gli errori commessi. Ma questa volta nella sceneggiatura c’è qualcosa che non gira alla perfezione. Il film risulta essere vagamente confuso e disordinato, e alla fine non è semplice afferrare il messaggio dell’autore. Mentre ne “I Tenenbaum” tutto appariva limpido e ben raccontato, qui sembra che il meccanismo si blocchi e lo spettatore rimane disorientato. La spiegazione sta nella parte formale del film: in un eccesso di manierismo e di autocompiacimento, Anderson sembra più attento a voler dimostrare la sua bravura di direttore d’attori e la sua originalità tecnica piuttosto che a scrivere una storia compiuta e “ben chiusa”. Questa originalità l’avevamo già conosciuta bene nel precedente successo del regista: personaggi quasi come fumetti vestiti in modo buffo, ironia sottile ma a tratti irresistibile, ricostruzione scenografica in stile anni’70 molto kitsch, montaggio sorprendente che fa somigliare il film ad un libro da sfogliare, il tutto condito da una colonna sonora semplice, minimalista ma raffinata (qui si suona soprattutto David Bowie, anche se in portoghese). Ingredienti che funzionano bene anche questa volta, ma che sembrano troppo forzati, che penalizzano il copione. Restano comunque un cast di lusso in forma smagliante (Bill Murray su tutti, ma anche Anjelica Huston, Owen Wilson, Jeff Goldblum, Cate Blanchett e Willem Defoe sono grandi) e quel fascino magnetico, in fondo un po’ misterioso, che questo regista riesce sempre a infondere. Tra ironia, semplicità, atmosfere stralunate e un pizzico di commozione è davvero un peccato perdersi l’avventura di Steve Zissou.,Francesco Tremolada,

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