Lawless

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Nell'America degli anni 30 la guerra senza quartiere tra la famiglia di contrabbandieri Bondurant e un crudele funzionario di polizia.,

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Un po' western, crime movie e gangster movie. Si presenta così Lawless , il film diretto dall'australiano John Hillcoat, già regista del bello e duro The Road tratto dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy. Anche Lawless è tratto da un romanzo, quello con cui Matt Bondurant, discendente della famiglia Bondurant del film, ha voluto dedicare ai propri avi coraggiosi e al tempo stesso incoscienti. Hillcoat, come già nel film con Viggo Mortensen e soprattutto con il discreto western The Proposition , dimostra un talento notevole nella costruzione della scena: ambientazioni, colori, costumi e soprattutto volti sono tutti di grande impatto visivo e funzionali al realismo di una vicenda, sceneggiata da Nick Cave, che aveva curato lo script proprio per The Proposition , in cui accanto al sangue e alla violenza di alcune scene si riconoscono tutti gli elementi del western classico: l'amicizia virile, incarnata bene dal rapporto sanguigno e ma anche leale dei tre fratelli protagonisti; una storia d'amore che è anche una storia di riscatto e di redenzione personale. Soprattutto si rivedono tante caratteristiche dell'ultima parte del cinema di Ford: l'elaborazione di un mito che avvolge una figura giudicata immortale e invincibile (nel film Tom Hardy/Forrest Bondurant), il sentimento di giustizia che a un certo punto della vicenda muove i protagonisti, lo scontro con un Potere impersonificato da un luciferino, crudele Guy Pearce che dopo anni di interpretazioni mediocri torna finalmente a incidere. Non è male nel complesso: il cast gira piuttosto bene (bene la coppia Hardy e Jessica Chastain, un po' meno Shia LaBeouf schiacciato dal peso del carisma dell'attore inglese); e anche la sceneggiatura di Cave appare nel complesso piuttosto solida e credibile quando deve raccontare la vicenda principale con protagonista lo scontro all'ultimo sangue tra Pearce e i Bondurant, meno quando deve cambiare registro per imboccare la strada di storie d'amore piuttosto ovvie. In particolare il rapporto tra LaBoeuf, il fratello minore e apparentemente più fragile e Bertha (Mia Wasikowska), la bella figlia di un reverendo, è risaputa e non sviluppata efficacemente, così come i diversi (tanti) personaggi collaterali che Cave non approfondisce a dovere: il Gary Oldman che interpreta il leggendario fuorilegge Floyd Banner, personaggio di gran fascino ma psicologicamente povero; Jason Clarke che ci mette tanto fisico e poco più per rendere credibile Howard Bondurant e anche il giovane Dane DeHaan, già visto in Chronicle , uno dei giovani contrabbandieri al servizio della famiglia Bondurant. Una scrittura più uniforme avrebbe giovato senz'altro a questo Nemico pubblico minore (ambientazione e vicende sono proprio simili a quelle del film di Michael Mann) che vive di tante fiammate soprattutto quando si racconta lo scontro tra Hardy e Guy Pearce, vero cuore pulsante di un western moderno in cui a dominare più che il denaro sono parole come orgoglio, sangue, vendetta e giustizia. ,Simone Fortunato,

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