L’altro volto della speranza

L’altro volto della speranza

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Un clandestino siriano cerca asilo in Finlandia. L’aiuto arriverà da un bizzarro proprietario di un ristorante e dai suoi dipendenti.

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Khaled, un giovane clandestino siriano, emerge dal carbone trasportato da una nave approdata nel porto di Helsinki, si reca alla polizia per auto denunciarsi, chiedere asilo politico e cominciare la trafila burocratica, sperando di essere accettato stabilmente nella efficiente e sicura società nordica. Nella scena seguente, Wikström, un cinquantenne commerciante finlandese di camicie, di punto in bianco decide di lasciare la moglie alcolizzata, vende quel che gli rimane in magazzino, si gioca tutto a poker, vince e si compra un ristorante (che dopo scoprirà avere scarso successo e personale alquanto bizzarro). Con le caratteristiche che gli sono proprie (ambientazioni vintage, volti impassibili, colori iper saturi, dialoghi scabri ma ricchi di ironia), Aki Kaurismäki propone ancora una variante delle sue commedie imperturbabili, scarsamente popolate e con personaggi che sembrano tutti emulare Buster Keaton, nella loro parsimonia di movimenti ed espressioni. Ma il tono malinconico, le ambientazioni surreali e la recitazione sovente straniante non tolgono mai spazio a un’umanità semplice, solidale e spesso squattrinata (che il regista aveva già proposto in titoli come L’uomo senza passato o Miracolo a Le Havre), nella quale anche quelli che sembrano dei “duri” o degli emarginati sono capaci di gesti gratuiti nei confronti di sconosciuti in cerca d’aiuto. Khaled è sopravvissuto ai bombardamenti di Aleppo, dove ha perso genitori e parenti, è fuggito con la sorella dalla quale è stato separato al confine ungherese, e cercarla per portarla con sé in Finlandia è il compito che si è dato, ma scopre che il paese lo ha accolto e sfamato, coi suoi dormitori puliti e la razionale organizzazione assistenziale (noncurante dei bombardamenti che ogni giorno fanno strage di civili), in realtà lo vuole rispedire in Siria. Così, fuggito prima del rimpatrio forzato, Khaled incontra per caso (e in una scena molto divertente) Wikström, l’ex commerciante che ora vuole fare il ristoratore, che lo nasconderà dandogli alloggio, gli darà un lavoro al ristorante e cercherà di aiutarlo con una nuova identità e a portare la sorella a Helsinki. Premiato con l’Orso d’argento per la regia al Festival di Berlino, L’altro volto della speranza è un film insolito, che parla di temi attuali con modi e toni inaspettati e che sembrano provenire da un’altra era, ma non per questo meno efficaci e coinvolgenti. Senza pretese o intenti predicatori, Kaurismäki mostra ancora la sua fiducia nel genere umano e la convinzione che il cinema possa trasmetterla con umorismo e semplicità. Un compito che L’altro volto della speranza assolve egregiamente.

Beppe Musicco

 

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