L’agenzia dei bugiardi

L’agenzia dei bugiardi

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In un’agenzia che fornisce alibi e “salvagenti” a bugiardi e fedifraghi arriva un cliente particolare. Sarà l’inizio di equivoci a catena

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La copertura è un’agenzia di viaggi, ma in realtà in quell’agenzia si vendono alibi. Fantasioso e spericolato il lavoro di Fred, bugiardo patentato confesso e orgoglioso che ha deciso di creare una piccola struttura per coprire chi ha bisogno di occultare la verità per i più svariati motivi (il motto dell’impresa è: «Meglio una bella bugia che una brutta verità»). Di corna in primis (ma non solo: c’è anche un vescovo ultrà): Fred da bambino ha visto la madre, abbandonata dal marito, cadere in depressione; ed è quindi convinto che a volte una bugia possa salvare una famiglia, una coppia, una storia d’amore. O semplicemente faccia soffrire meno. Affiancato dal tecnologico e complessato Diego cui si aggiungerà il narcolettico Paolo, Fred prende come nuovo cliente un uomo sposato che vuole andare via per un weekend con l’amante (aspirante cantante rap) e che aveva dimenticato la coincidenza con i 30 anni di matrimonio; in contemporanea si innamora di Clio, ragazza sincera e per questo convinta – come peraltro il protettore dei bugiardi Fred– che dopo un mese d’amore ci si debba lasciare per non far prevalere le menzogne e i sotterfugi. Ma poi l’amore tra loro procede felice. Finché l’uomo scopre che Clio è la figlia del suo cliente… I doppi e tripli giochi si sprecheranno, come le bugie, le coperture, le invenzioni per coprire il padre di Clio ma anche per salvaguardare la loro storia…

Remake – come si usa ormai spesso – della commedia francese Alibi.com, L’agenzia dei bugiardi segue un canovaccio simile, ma al tempo stesso è abbastanza diversa e complessivamente è anche molto meglio. Il film diretto da Volfango De Biasi, che l’ha scritto insieme a Fabio Bonifacci, ha ottimi attori, un ritmo a tratti indiavolato, gag e battute mediamente buone e meccanismi che funzionano. Peccato per le consuete volgarità, di cui quasi nessuna commedia – italiana o non – ormai pensa di poter fare a meno. De Biasi dirige bene un gruppo di interpreti in gran forma (che nei rispettivi confronti con il film originale, a parte un paio di “pareggi”, stravincono con i colleghi francesi), a cominciare da Giampaolo Morelli sempre più bravo; duetta con lui un Massimo Ghini sempre efficace e a tratti scatenato, divertono le “spalle” Paolo Ruffini ed Herbert Ballerina, convince Alessandra Mastronardi in un raro ruolo di commedia mentre Diana Del Bufalo – che fa sempre la ragazza un po’ sopra le righe, qui in realtà una vera e propria oca – è utilizzata meglio che in altri film. Senza contare commedianti di razza come Carla Signoris, che porta in dote la sua eleganza, Paolo Calabresi (cui però vengono affidate scene e battute di dubbio gusto) e Antonello Fassari. Tutti rendono al meglio, e quasi tutti risultano meglio rispetto ad altre loro prove recenti. C’è giusto una parentesi – quella al campo nomadi – che convince meno nella storia.

Il modello è quello della commedia degli equivoci, con contaminazioni e rimandi a un passato teatrale glorioso; tutta la scena del weekend in albergo è giocata sui movimenti dei personaggi, il rigore di tempi e movimenti e un ritmo notevole. Ma sono tante le scene davvero divertenti (Ruffini addormentato per la sua narcolessia in mare aperto, il finto video di Morelli dal Senegal…); poi ce ne sono altre, come detto,  dimenticabili e su cui è meglio sorvolare per carità di patria. Ma attori, divertimento e ritmo fanno di L’agenzia dei bugiardi una delle commedie italiane più riuscite della stagione. Certo, lo spessore latita. Ma da questa stagione, al momento, non c’è altro che si possa chiedere su questo fronte.

Antonio Autieri