Lady Macbeth

Lady Macbeth

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Katherine, venduta a un marito che la umilia ma non la tocca, inizia una relazione con lo stalliere. Una passione per la quale è disposta a tutto.

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Tratto da un racconto di Nikolay Leskov da cui già Shostakovich aveva tratto un’opera lirica, il film del registra teatrale Willim Oldoyd è un’interessante rivisitazione del personaggio shakespeariano che qui diventa protagonista assoluto di un dramma di passione proibita, ossessione e omicidio. Una vicenda in cui tutti i personaggi sembrano travolti dall’energia (negativa) di questa giovanissima lady Macbeth, che invece del potere e della corona è pronta a tutto per difendere un legame adulterino. Dapprima imprigionata negli spazi angusti ed essenziali di una casa di cui non è padrona, inserita in quadri dalla perfetta composizione, fotografata come una bambola costretta in corsetti punitivi e collocata di volta in volta in salotto o in sala da pranzo e infine in una camera da letto che è il luogo di un’umiliazione, la protagonista comincia ben presto a rifiutare le imposizioni, dimostrando uno spirito ribelle che ben si intuisce quando cammina per la brughiera selvaggia al di fuori degli spazi “sicuri” della dimora di famiglia.

In un mondo vagamente insolito in cui i servitori di colore rimescolano le carte di un contesto sociale di cui intuiamo più che vedere i contorni, la protagonista sceglie la via della trasgressione per quello che lei chiama amore, ma che pare piuttosto una passione vitalistica in cui il partner diventa ben presto succube della sua volontà, reso complice di violenze che per Katherine sembrano diventare sempre più facili da compiere… Oldroyd presenta il suo personaggio inizialmente spingendoci a comprenderne l’insofferenza e il desiderio di libertà; poi a poco a poco sembra prenderne le distanze, in un misto di ammirazione e orrore per quanto la giovanissima protagonista è pronta a fare. Negli occhi degli altri personaggi, anche quelli che cercano di riportare Katherine al ruolo che è previsto per lei, si legge via via il timore per le azioni di questa giovane donna, apparentemente inerme…

Florence Pugh trasmette con grande convinzione il fascino maledetto di questa Lady Macbeth a cui manca completamente il senso del rimorso per il male compiuto e che sovrasta, per intensità e carisma, tutti gli altri interpreti, pur ottimi nel costruire un mondo che pur nell’accuratezza delle ricostruzione storica è spinto verso un’astrazione dei sentimenti che tradisce la matrice teatrale del regista. Una pellicola dura, esteticamente impeccabile, destinata a lasciare gli spettatori con un profondo senso di inquietudine di fronte a un racconto di un Male che non sembra trovare avversari alla sua altezza.

Luisa Cotta Ramosino

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