La solita commedia – Inferno

La solita commedia – Inferno

- in ARCHIVIO, FILM
5218
0

Per catalogare i nuovi peccati, Dante viene rispedito da Dio in mezzo agli uomini.

Download PDF

Farsa ignobile, spesso sconfinante nel cattivo gusto. L'incipit già la dice lunga sulla consistenza dell'operazione. Dio, rappresentato come un vecchio, fumatore incallito, impasticcato di pillole contro l'ansia, riceve nel suo studio Lucifero. I due vanno d'accordo assai, si scambiano pacche affettuose sulle spalle: due bravi colleghi che se la intendono e che devono risolvere un problema grosso. Il caos dell'Inferno (rappresentato con effetti speciali ben al di sotto del livello di guardia) va in qualche modo ordinato, si lamenta un isterico Minosse. Così, si chiama a raccolta il concilio dei Santi: ci sono proprio tutti, Sant'Ambrogio, Padre Pio (con le stimmate), Gesù che gioca con il telefonino e prende a male parole la madre. Così si piglia la decisione di portare giù Dante (Francesco Mandelli, in uno dei tanti ruoli che divide nel film con Fabrizio Biggio). Subito il Poeta – che prova a parlare pure in rima – cerca e trova un malcapitato di nome Virgilio che lo porterà attraverso quelli che saranno veri e propri gironi, concentrato di tutte le nevrosi e follie del mondo di oggi. Si va dall'assalto mattutino al bar, al delirio del traffico passando per la pubblicità invasiva (la sequenza peggiore del film con cartelloni che si animano e coprono di insulti i due protagonisti) fino alla gag più riuscita, quella in cui Mandelli cerca, come può di liberarsi dalla schiavitù dello smartphone. ,Film esile esile, strutturato ad episodi brevi o brevissimi che vivono solo di gag, peraltro di grana grossissima e non sempre riuscita. Sulla carta, il tentativo è quello di rifarsi alla commedia all'italiana di Salce & Co, dove la satira lascia il posto allo sberleffo e a tinte molto più scure rispetto alla commedia tradizionale. Il risultato è quello che è: un film modestissimo per aspirazioni e per valore intrinseco dell'operazione, con attori che non riescono ad andare al di là dello spunto di un brevissimo frizzo ma che non riescono a reggere sulle spalle un lungometraggio. Volgare, con qualche momento decisamente fuori luogo (come la sequenza – terribile e di cattivo gusto – in cui Gesù per convincere Virgilio ad accompagnare il Poeta non trova di meglio che fargli sparire gli attributi), stupido e superficiale più che blasfemo, La solita commedia ha però il grosso merito di far da pietra di paragone con tanta commedia più o meno dissacrante uscita sui nostri schermi. Inutile tirare in ballo il vero gigante della comicità recente, Checco Zalone, che ha talento da vendere e una dose di autentico politicamente scorretto, qualità che mancano alle strisce incolore di Biggio e Mandelli che fanno rimpiangere i tanti, troppi comici che hanno provato negli anni a farsi carico del fardello pesante dell'eredità della commedia all'italiana. Dal mestiere di De Sica, Boldi e dei tanti caratteristi che si sono succeduti negli anni nei cosiddetti cinepanettoni a Maccio Capatonda che con il suo Italiano medio ha dimostrato che si può far ridere in modo intelligente, usando la volgarità ma senza mai scadere nello squallore.,Simone Fortunato,

About the author