La ruota delle meraviglie

La ruota delle meraviglie

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La storia di una coppia che vive sopra il Luna Park di Coney Island a New York e la loro complicata vita familiare.

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Coney Island, dagli anni 20 un allegro concentrato di divertimento popolare fatto di corpi al sole in modesti e colorati costumi da bagno, negli anni 50 è considerata ormai un luogo al tramonto. La ruota panoramica, che ancora è un’attrazione dopo quasi cent’anni, è stata presa a simbolo da Woody Allen, come metafora di un futuro in ascesa e ricco di promesse, che però riporta sempre ciclicamente e tristemente nello stesso punto.

La vicenda è narrata in prima persona da Mickey (Justin Timberlake), bagnino con aspirazioni da scrittore, con l’entusiasmo e il gusto per i dettagli che hanno i neofiti che sono convinti di avere in serbo un capolavoro letterario da lasciare ai posteri. Mickey cita commediografi e scrittori, si atteggia a profondo conoscitore della vita che dispensa buoni consigli, è simpatico, affabile e di bell’aspetto: tutti particolari che lo differenziano dai soliti alter-ego del regista newyorchese, che di solito preferisce che a pontificare siano personaggi nevrotici e un po’ comici.

Mickey annuncia così l’arrivo di Carolina (Juno Temple, figlia d’arte: il padre è il regista inglese Julien Temple), giovane ingenua che scappa dall’ex marito gangster e cerca rifugio dal padre Humpty (Jim Belushi), operaio che lavora a una giostra i cui affari non vanno più come un tempo. Ma Mickey ha anche una storia con Ginny (Kate Winslet), la moglie di Humpty, cameriera che un tempo aspirava a diventare attrice. Ginny con Mickey si sente finalmente valorizzata, a parziale riscatto di una serie di scelte sbagliate: un matrimonio che lei stessa ha rovinato, un altro nel quale si sente intrappolata, un figlio piccolo ma con tendenze da piromane, un lavoro che non ama e una casa sopra le giostre che una volta ospitava degli spettacoli con persone deformi; tutte cose che le procurano forti emicranie che cerca di alleviare bevendo di nascosto. Anche Humpty beve, e diventa violento, anche se continua a ripetere di amare la moglie e la figlia. Tutte cose che aumentano l’esasperazione di Ginny. Ma nuovi triangoli amorosi si prospettano, e la vita di tutti non potrà che peggiorare ulteriormente.

Allen, ormai con una certa regolarità, porta sullo schermo storie melodrammatiche, che soltanto a volte godono di qualche sprazzo d’umorismo e che si alternano con le commedie a tutto tondo (quelle per cui è diventato famoso, ma che ora gli riescono meno bene di un tempo). I caratteri de La ruota delle meraviglie sono personaggi più che mai teatrali che, anche se non hanno lo spessore di quelli di Cechov o Ibsen (ma si sente l’eco dei personaggi e degli umori raccontati nei drammi di Eugene O’Neill, espressamente citato, e Tennessee Williams), vivono con una consapevolezza accentuata dal fantastico uso delle luci dirette da Vittorio Storaro (alla seconda collaborazione di fila con il regista newyorchese dopo Café Society). Storaro usa colori caldi e freddi con cambi repentini, anche durante le stesse inquadrature, per accentuare la drammaticità delle situazioni e dei dialoghi dei protagonisti, e al tempo stesso per valorizzare gli interni e il panorama di Coney Island, dando al tutto un tono malinconico che evidenzia una sorta di innocenza perduta, di lucida immobilità prima che tutto vada definitivamente in rovina. Le architetture, i colori sgargianti, le insegne luccicanti, ancora una volta per Allen sono una promessa non mantenuta, un segno doloroso che tutto – le cose come le persone – sono destinate, indipendentemente dai propri sforzi, alla sconfitta.

A dar forza all’opera un gruppo di fantastici attori: da Justin Timberlake perfetto nel ruolo del bagnino superficiale che gioca con i sentimenti altrui a un Jim Belushi mai così bravo nei panni del marito che non si accorge che la moglie sfugge via e tutto dedito alla figlia ritrovata, da Juno Temple che alterna malizia e candore a una strepitosa Kate Winslet. La sua Ginny, che recita nella vita perché le è stato tolto il sogno di farlo sui palcoscenici, è un personaggio ben cesellato, che parla anche con il colore dei capelli e con gli abiti che indossa, ma cui lei regala tutte le sfumature di sensibilità di una grande interprete.

Beppe Musicco

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