La nostra terra

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Una cooperativa un po’ sgangherata coltiva terreni confiscati a un capo mafioso.

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Filippo è un funzionario che da anni si occupa di antimafia, e lo fa da dietro una scrivania. Inviato nel Sud Italia per coordinare l’attività di rivalorizzazione di un podere sottratto a un boss, è costretto per la prima volta a fare i conti concretamente con un ambiente e una cultura fortemente sottomessi alla logica mafiosa. A complicare le cose, c’è la scoperta che la cooperativa locale con cui Filippo deve lavorare non solo è a dir poco disorganizzata, ma è essa stessa composta da persone che non hanno molta confidenza con la legalità. ,Con i toni della commedia, Giulio Manfredonia racconta la difficile realtà di chi si fa carico del recupero sociale e produttivo di terre tolte alle mafie. L’ispirazione principale proviene evidentemente dalle cooperative antimafia di Libera Terra, sostenute dal gruppo Unipol, che qui collabora alla produzione del film (ed è ampiamente “pubblicizzato” nelle scene finali).,Il soggetto è interessante, ma affrontato in modo un po’ semplicistico, ovvero con un’eccessiva leggerezza espositiva che rischia di minimizzare lo spunto reale da cui la storia prende le mosse. ,Il valore della legalità viene sottolineato da molte forzature, soprattutto nei dialoghi, e tuttavia in alcuni passaggi (come la scena del lancio dei pomodori) si ha l’impressione che a risolvere i problemi siano più quattro risate che la lotta alla disonestà. ,La comicità, se da un lato serve a smorzare una certa retorica dei buoni sentimenti, dall’altro alimenta essa stessa il senso di politically correct quando gioca sulla convivenza tra “diversità”, peraltro rappresentate da personaggi troppo tipizzati (l’immigrato, la coppia gay, il disabile). Annoia anche il solito confronto tra Nord e Sud, ma i bravi Stefano Accorsi e Sergio Rubini riescono comunque a darne un’interpretazione abbastanza credibile, guadagnandosi la simpatia del pubblico. In definitiva, nonostante diversi difetti, la storia ha il merito di portare al cinema, anche facendo sorridere, la realtà di una “missione” che vale la pena sostenere.,Maria Triberti,

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