La forma della voce

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Una classe di ragazzini viene travolta dall’arrivo di una sordomuta, che scatena reazioni differenti fino al bullismo di Ishida. Che poi, alle superiori, cercherà di diventarle amico…

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Shoya Ishida è un ragazzino agitato, nervoso ma non cattivo. Come tutti gli adolescenti, ha slanci (lavorare part-time e vendere cose sue per aiutare a casa la mamma che tira avanti da sola la famiglia) e bassezze. Come bullizzare senza pietà Shoko Nishimiya, una nuova compagna di classe non udente (o sordomuta, senza i giri di parole del politicamente corretto) che comunica scrivendo  su un quaderno e che sembra metterlo a disagio. Come tutta la classe peraltro: chi fa troppo la gentile per imbarazzo, chi le parla dietro… Lui diventa proprio violento: le strappa l’apparecchio acustico, la spinge, la maltratta e la insulta. E più lei cerca la sua amicizia o lo perdona, più lui si infuria… Ma le cose si ritorcono contro di lui, quando alcuni suoi amici iniziano a trattarlo con freddezza e poi sempre peggio. Passa qualche anno, e alle superiori Ishida è proprio in difficoltà, sta da solo e non ha amici (notevole l’idea di coprire il volto dei compagni con un enorme “x” che cade quando uno di loro si apre all’amicizia con il ragazzo turbolento). Poi un gesto di coraggio lo avvicina a Tomohiro Nagatsuka, ragazzo goffo e corpulento ma di buon cuore. E altri rapporti, vecchi e nuovi sembrano crearsi per lui, compresa Shoko che ritrova in un’altra scuola. Ma non sarà facile, a cominciare da un “ragazzo” che si mette di mezzo, da apparenze che sono solo tali, da ragazzi e ragazze che si avvicinano e allontanano di continuo: basta una sola parola fraintesa e tutto sembra andare in pezzi. Riuscirà a farsi voler bene da qualcuno?

È ormai un filone ricco anche in Italia, quello dell’animazione giapponese: non ci sono più solo i titoli dello Studio Ghibli di Miyazaki o i manga “action”, ma tanti film che con arguzia, poesia e profondità raccontano aspetti della vita. In La forma della voce, l’adolescenza viene rappresentata con ricchezza di particolari e stati d’animo: il bullismo diventa non un tema sociale, ma un disagio che colpisce per primo il “bullo”; il desiderio di crescere e di avere amici si scontra con le incomprensioni, le tristezze e le tensioni tipiche dell’età (ma anche degli adulti che non sanno spesso che pesci pigliare), di piccoli uomini o donne in formazione che non sanno odiare gli altri quanto odiano, a volte, se stessi e i propri limiti. Fino a voler scomparire: non si censura nulla, compresi i tentati suicidi, in questo film che può sembrare a tratti didascalico ma che rappresenta bene come parlano e come pensano i ragazzi.

Tratto dall’omonimo manga che Yoshitoki Ōima inizò a scrivere a soli 18 anni e sceneggiato da Reiko Yoshida (già sceneggiatrice de La ricompensa del gatto), il film è diretto da Naoko Yamada e prodotto dallo studio Kyoto Animation, uno dei più attivi nel campo dell’animazione giapponese. Forse un po’ troppo lungo e con troppi personaggi, pensando al target che non può escludere i ragazzi che comunque dovrebbero aprpezzare e riconoscere in Ishida e negli altri ragazzi. Bellissimo in particolare il personaggio di Shoko Nishimiya, ragazzina non solo esclusa dagli altri per il suo handicap ma che vuole escludersi lei stessa. Il tutto mostrato con un pudore e una misura toccanti.

Insomma, La forma della voce è scritto nei modi giusti (con le parole giuste, anche nelle forme ingenue o ribalde tipiche dell’età) perché possa piacere a un adolescente. Anche se rimane il dubbio, perché non è detto che a un ragazzo o a una ragazza piaccia vedersi scrutato, nei suoi sentimenti e nei suoi difetti. Ma un genitore, un educatore, un insegnante o semplicemente un adulto che non ha dimenticato com’era a quei tempi, i loro turbamenti potranno suscitare tanta tenerezza.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...