La fine del mondo

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Cinque amici fanno ritorno nella cittadina in cui sono cresciuti per riprendere il tour dei pub che avevano interrotto da adolescenti, scoprendo però che qualcosa è cambiato…

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Quando Gary King decide di rimettere insieme i suoi amici d’infanzia per completare il miglio dorato, epico tour di 12 pub che termina con una bevuta al prestigioso The World’s End, non sa che la loro città natale è parecchio cambiata da quando tentarono per la prima volta l’impresa. Dopo vent’anni Andrew, Oliver, Steven e Peter sono adulti maturi con una vita professionale più o meno realizzata mentre Gary (un Simon Pegg in versione Jim Carrey made in England), che ai tempi fu il vero leader del gruppo, è ancora un impulsivo irrequieto che pensa solo a divertirsi. Vecchie ruggini li hanno tenuti lontani per decenni, ma l’insistenza persuasiva di Gary li convince a ripetere l’impresa: recuperata la macchina scalchignata dei tempi del liceo, vincendo con spirito caritatevole i dubbi dell’ultimo minuto, gli amici si ritrovano attorno a un tavolo a brindare. Ben presto però scopriranno che gli abitanti del villaggio, tra i quali loro vecchi amici e professori, hanno più di un mistero da nascondere che li catapulterà in un’avventura imprevista non completamente piacevole. Il film, assieme a L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz, compone la curiosa trilogia del Cornetto, tutti con Simon Pegg e per la regia di Edward Wright, di cui questo rappresenta il capitolo conclusivo (benché, a parte il celebre gelato che compare in ogni episodio, non ci siano legami tra le tre commedie). Dopo una prima parte puramente comica, che ricalca, in parte con simpatia, il filone delle commedie americane degli “eterni Peter Pan”, la svolta, di cui non sveliamo niente, fa cambiare rotta al film che prende la strada della fantascienza, catapultando i personaggi in un delirio fracassone che ricalca i topos del film action, aggiungendo un aspetto di originalità che si consuma però in un pasticcio grottesco.,Pietro Sincich,

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