La favorita

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Una cortigiana, la favorita della regina Anna, si vede sostituita nelle grazie della regina dalla cugina di ceto inferiore.

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La cinica e spietata Lady Sarah Churchill è la “favorita” della regina Anna Stuart, prima sovrana del regno di Gran Bretagna dal 1702 al 1707. È la migliore amica della regina, ma ne è anche amante e soprattutto consigliera, ne gestisce quindi il regno a favore del marito Sir John Churchill. Lady Sarah decide di accogliere a corte come cameriera la propria cugina Abigail, appartenente ad un ramo della famiglia caduto in disgrazia. Abigail però si dimostra ambiziosa e spregiudicata quanto Lady Sarah e in breve tempo prende il suo posto come favorita della regina Anna. Tra le due donne inizia una guerra senza esclusione di bassezze per annientarsi l’un l’altra.

Yorgos Lanthimos, regista greco ormai “adottato” in Gran Bretagna (dove ha realizzato The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro) lavora con un cast all star a una grossa produzione internazionale che – dopo il passaggio alla Mostra di Venezia dove vinse Gran Premio della Giura e coppa Volpi per Olivia Colman – ha conquistato ben 10 nomination agli Oscar. Un’opera a metà strada tra il film storico in costume e la farsa più spietata (un po’ ricorda film come Ridicule di Patrice Leconte o Che la festa cominci… di Bertrand Tavenier). All’inizio il film può anche  divertire, tra intrighi di palazzo e triangoli amorosi e dissidi interni tra fazioni politiche, anche per merito di contributi tecnici d’altissimo livello: i costumi della sempre più grande Sandy Powell (3 volte premio Oscar), l’allestimento scenografico di Fiona Crombie e la fotografia di Robbie Ryan (collaboratore abituale di Ken Loach e Andrea Arnold). A reggere il gioco inoltre c’è il terzetto di protagoniste eccezionali, Emma Stone e Rachel Weisz star navigate che fanno a gara di bravura tra di loro ma un gradino sotto l’incredibile anche se meno conosciuta Olivia Colman, nel ruolo della vita come patetica regina Anna.

Se all’inizio, come già detto, la farsa in costume può anche divertire, dopo un po’ ci si rende però conto che oltre a quell’intrigo di palazzo basato sul cinismo non c’è altro, e nella seconda ora il “gioco” diventa solo fastidioso. A irritare uno spettatore desideroso di qualche emozione è il modo freddo e formalistico con cui il regista racconta la storia: abbonda l’ostentazione di strumenti formali come i grandangoli estenuati ed altri discutibili “vezzi stilistici” come l’inquadratura di chiusura del film, che hanno come risultato quello di tenere lo spettatore sempre fuori dal film, dalla storia e dai personaggi. E su tutto questo regna il regista Lanthimos del quale traspare il totale disinteresse per i propri personaggi trattati solo come marionette volgari (e di volgarità ce ne sono fin troppe), più interessato a mostrare quanto è bravo e quanto il suo cinema sia artistico che a emozionare lo spettatore.

Ma questo spettacolo di marionette dopo un po’ stanca, e il misto tra cinismo e nichilismo (di riporto) non regala mai una sola emozione. E allora perché mai questo film dovrebbe meritare una visione?  Per ammirare la bravura di chi l’ha fatto? O per una facile morale sulle bassezze dell’umanità? Un po’ poco.

Riccardo Copreni