La conseguenza

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- in AL CINEMA, MEDIOCRE
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Rachel Morgan si trasferisce nell’Amburgo dell’immediato dopoguerra insieme al marito ufficiale ma inizia una relazione con l’architetto tedesco di cui occupano la casa…

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Tratto da un romanzo storico di una certa notorietà dello scrittore gallese Rhidian Brook (che cofirma anche la sceneggiatura), La conseguenza è un melodrammone in costume che nulla aggiunge a tanti più insigni antecedenti, che rievoca (per non dire copia) pedissequamente senza coglierne il senso profondo. E il titolo originale The aftermath, con la sua ambiguità, si presta meglio a descrivere sia la drammatica situazione della Germania postbellica che quella altrettanto complessa dei Morgan, divisi dal lutto per la morte del figlio.

Rachel (Keira Knightley, che indossa sempre molto bene i vestiti d’epoca, ma che qui non convince nella parte della mamma-moglie in lutto presa nel vortice della passione) è immersa in un dramma confuso quanto poco coinvolgente. Non ha superato la perdita del figlio (di cui conserva ancora un maglioncino che occasionalmente annusa per recuperarne il ricordo), ce l’ha con il marito che non ha chiesto una licenza neppure per il funerale (e che fossimo in piena guerra non è una scusa), e che quando finalmente lui e la moglie sembrano ritrovare l’intesa sessuale perduta se ne va fuori per sedare rivolte dei tedeschi affamati. Loro sì che sono importanti per lui, e mal gliene incoglie, perché il tedesco a cui ha concesso l’uso della soffitta piano piano si prende sua moglie.

Alexander Skarsgård fa quello che può per dare uno spessore a Lubert, architetto vedovo e antinazista (lo dichiara orgoglioso anche agli interrogatori degli Alleati, ma non si può del tutto dare torto agli interlocutori sospettosi visto che non c’era un tedesco che di fronte alle foto dei campi di concentramento dichiarasse di averne saputo qualcosa), ma soprattutto prestante, che non si fa tanti scrupoli ad entrare nel cuore e nel letto della nuova padrona di casa proponendole una fuga sulle Alpi dove costruirà una casa da sogno. Di fianco a questa storia di sesso e forse di amore fin troppo prevedibile (ma che sfida spesso la sospensione dell’incredulità degli spettatori), si tesse anche una vicenda di terrorismo nazista dalle tinte vagamente jihadiste (forse un tentativo di dare contemporaneità a una storia retro), che coinvolge la figlia adolescente di Lubert.

In tutto questo il buon Lewis (Jason Clarke, ormai un po’ abbonato a queste parti di marito cornuto) fa la figura dell’uomo perbene (ma, si sarebbe tentati di pensare, anche un po’ meno di dabbenaggine avrebbe potuto permettersela), che nella foga di salvare tutti – i tedeschi vittime della guerra e di occupanti con poca sensibilità di fronte alle rovine dei bombardamenti e agli affamati, la moglie addolorata in cerca di rinascita, l’ex padrone di casa sfollato, finanche gli attentatori nazisti – finisce per diventare più ridicolo che eroico.

Tutto suona e appare, finanche nella messa in scena, un po’ già visto e sentito, con svolte e colpi di scena forzati, e anche le palpitazioni della scelta di Rachel tra passione appena nata e possibilità di rinascita del proprio matrimonio appare in definitiva fredda e poco coinvolgente. Il finale tenta la carta Casablanca, ma La conseguenza avrebbe avuto bisogno di ben altra convinzione e ben altro spessore morale (per non dire di interpreti) per tentare anche solo avvicinarsi al modello. Se per fortuna avremo sempre Parigi, quel che rimane de La conseguenza è un pasticcio di cui si fatica a comprendere la necessità e in cui la cosa più apprezzabile restano i costumi.

Laura Cotta Ramosino

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