La casa dei libri

La casa dei libri

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Una giovane vedova decide di aprire una piccola libreria nella cittadina di Hardborough per superare la morte del marito e diffondere l’amore per la lettura.

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Siamo nel 1959. Florence Green è una giovane vedova appena giunta sulle coste di Hardborough, una cittadina di provincia nella regione del Suffolk, in Inghilterra. Per commemorare il marito e superare la sua perdita decide di aprire una piccola libreria mettendo a nuovo un vecchio edificio; ma la mentalità chiusa dell’alta borghesia del posto la porterà a scontrarsi con le pretese di una potente baronessa e del suo entourage. Sul suo percorso un’inaspettata assistente e un anziano amante della lettura la sosterranno in una vera e propria lotta per la cultura.

Presentato fuori concorso al Festival di Berlino 2018, La casa dei libri è una tragicommedia tipicamente british ispiratadal libro The Bookshop, opera parzialmente autobiografica della scrittrice Penelope Fitzgerald. La regista Isabel Coixet sviluppa il film sotto l’influsso di una forte impostazione letteraria, fornita da una voce fuoricampo, della quale scopriremo l’identità solo alla fine, che narra le disavventure della coraggiosa Florence; Emily Mortimer è particolarmente efficace nei panni della vedova triste ma intraprendente: una scrittura delicata del personaggio riesce a farci percepire la fatica di un lutto mai superato e palpare la sua timidezza, vissuta attraverso vestiti sempre troppo sgargianti e gesti trattenuti ma gentili.
La ricostruzione del contesto storico-sociale pecca però di un’eccessiva convenzionalità: fatta di party, tazzine di tè e pettegolezzi, la comunità di Hardborough ci viene presentata attraverso la messa in scena di situazioni già viste e un po’ ripetitive, riuscendo comunque nell’intento di darci la percezione di una società culturalmente arretrata e poco lungimirante. Ci si trova invece decisamente più a proprio agio nella costruzione della alchimie tra i personaggi: con Mister Brundish, ricco signore amante della lettura interpretato da Bill Nighy, e Christine, la giovane assistente a servizio in libreria, Florence creerà un sodalizio irresistibile, che li renderà compagni di viaggio in questa lotta per la cultura.

La cultura intesa nella sua declinazione letteraria è infatti anche la parte più originale e riuscita; le scene in cui i libri sono protagonisti sono numerose e significative, come se attraverso il contatto e la diffusione dell’oggetto letterario si potesse creare una breccia nella mente e nei cuori delle persone, riuscendo a farli lentamente uscire dall’autoreferenzialità del mondo che si sono costruiti. Così, tra una copia di Fahrenheit 451 di Bradbury e la promozione dello scandalosissimo Lolita di Nabokov – la cui spassosa vicenda vale la visione del film – sperimentiamo la potenza formativa dei libri e l’impatto rivoluzionario che la cultura, diffusa con dedizione e gentilezza da una mano amica, può avere sulla vita e sul destino di tutti noi.

Maria Letizia Cilea