La bellezza del somaro

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Due genitori cinquantenni sono alle prese con una sorpresa scioccante: il nuovo fidanzato della figlia…

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Marcello, architetto romano, compie 50 anni: la data fatidica è vissuta con malcelata angoscia, tra feste di compleanno rovinate dai figli degli amici che si azzuffano per sua figlia, amici coetanei non meno inadeguati di lui a fare i padri, una moglie psicologa più depressa dei suoi pazienti. E appunto Rosa, la figlia 17enne, che lui e la moglie Marina sentono sfuggire al proprio controllo. Ma, forti delle proprie idee progressiste (e “politicamente corrette”), abbozzano: sarà pure di colore, il nuovo fidanzato? E che problema c’è? Il nero va di moda, ormai… Ma il ponte della Festa dei Morti, da passare in un bellissimo casolare in Toscana per continuare a festeggiare il 50° compleanno di Marcello, diventa l’occasione per scoprire che non è di colore, il fidanzato. Ma un candido settantenne di nome Armando… Un vero choc, per Marcello e Marina: come conciliare la propria “apertura mentale” e un rapporto amoroso così squilibrato? E il problema è che Armando, in breve tempo, inizia ad affascinare tutti i presenti, perfino la moglie… Per Marcello, alle prese anche con una giovane amante da scaricare, è un weekend terrificante…

Terza opera da regista di Sergio Castellitto (dopo Libero burro e Non ti muovere), che ne è anche il protagonista, La bellezza del somaro è film divertente e ostico al tempo stesso, sospeso tra grottesco (scelta rischiosissima) e umorismo “non sense” (con momenti irresistibili), acuto nel leggere i rapporti – sfasciati – tra certi genitori e certi figli e i tic “progressisti” di cinquantenni in crisi (le domeniche ecologiche, gli sproloqui dialettici) e sicuramente non sempre ben bilanciato nei tanti spunti che mette sul piatto. Ben diretto, con riprese ariose e un’ottima direzione di attori (una spalla come Laura Morante, bravi comprimari come Marco Giallini, nella consueta parte da trucido romano, Barbora Bobulova per la prima volta in un ruolo comico, Gianfelice Imparato, e anche i giovani tra cui Nina Torresi e il figlio di Castellitto, Pietro) ma in certi momenti troppo “urlato” ed esagitato, La bellezza del somaro è una pellicola che divide la critica e il pubblico ma che sa osare, e generosamente si propone come un “ufo” nel panorama del nostro cinema, guardando forse più a modelli europei (c’è il respiro di certe commedie dell’assurdo francesi ma anche britanniche, con citazioni perfino della letteratura russa). E che ha il punto di forza nel personaggio interpretato con candore da Enzo Jannacci (con pochi film all’attivo in carriera), l’Armando fidanzato platonico della giovane Rosa, che sconvolge equilibri e schemi e porta una ventata di luce in un gruppo di personaggi ilari fino alla disperazione, che hanno una paura matta di invecchiare e vengono spiazzati da un “vecchio” portatore di una saggezza sconosciuta (la vita come un corridoio alla fine del quale c’è uno che ti aspetta, il serpente che cambia la pelle e si rigenera come simbolo di speranza, “non ci sono più maestri ma solo esperti di settore”; e di un ragazzo suicida, “chi si butta spera sempre di essere preso”). Una vera sorpresa, questo film, che spiazza anche lo spettatore – anche perché è molto diverso da come viene presentato – ma che potrà lasciare qualcosa in chi non si arroccherà sulle impressioni iniziali.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...