Kingsman – Secret Service

Kingsman – Secret Service

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La più segreta tra le organizzazioni di spionaggio deve reclutare un nuovo agente

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Due prologhi, uno nel deserto medio orientale e l’altro tra le nevi dell’Argentina, servono a presentare la Kingsman, segretissima agenzia privata di spionaggio che si nasconde dietro l’impeccabile facciata di una sartoria di Savile Row, il luogo dell’eccellenza londinese in fatto di vestiti. Il protagonista Eggsy (Taron Egerton) in verità ne sembra lontanissimo, visto che è un teppistello dei sobborghi con una certa tendenza a ficcarsi nei guai. Ma, a causa di un debito morale da onorare, verrà comunque preso sotto l’ala di Galahad (i membri della Kingsman sono tanti quanti i Cavalieri della Tavola Rotonda e ne portano anche il nome) e avrà la possibilità di cimentarsi per il posto che si è liberato con la morte di Lancillotto. Non solo la selezione sarà durissima, ma anche la missione della Kingsman è sovrumana: bisogna impedire che un miliardario che si spaccia per filantropo riesca nel suo intento di asservire il mondo. Mathtew Vaughn, dopo Kick Ass si cimenta ancora una volta con la trasposizione di un comic, questa volta di Millar e Gibbon. Ma anche questa volta indulge negli stessi limiti. Kingsman – Secret Service riprende il filone alla James Bond e ha un cast perfetto. Colin Firth (Galahad) è elegante e misurato, capace anche di passare dalla flemma più british alla azione più vorticosa, Sofia Boutella (una terribile Gazelle, braccio destro del cattivissimo Mr. Valentine) è tanto affascinante quanto micidiale, Caine e Strong sono due pilastri, il giovane Egerton nei panni della recluta è credibile sia in giubbotto che in grisaglia, e Samuel L. Jackson (Valentine) è uno di quei cattivi che meritano un posto nelle antologie cinematografiche. Aggiungiamo anche che alcuni dialoghi sono alquanto divertenti, altri faranno godere i cinefili (come quando Firth e Jackson si mettono a discutere di film di spionaggio) e che il film non manca certo di ritmo (la scena di un lancio di gruppo in paracadute nella quale viene rivelato che uno dei lanciatori in realtà ne è sprovvisto mette a dura prova i deboli di cuore). Però non possiamo fare a meno di mettere in guardia lo spettatore: a parte un finale greve che vorrebbe fare il verso a quelli di James Bond ma che stride fastidiosamente, quel che impensierisce è la violenza del film. Siamo molto lontani dalle sparatorie ma anche dalle “classiche” torture alla 007 legato su un nastro che lo porterà ad essere segato in due. Qui non si nasconde niente: accette che smembrano arti, ossa fracassate, picche che perforano la testa da parte a parte,” ralenti” insistiti su lame, sangue e ossa rotte. Scene che non solo si fa fatica a sopportare se non si è abituati, ma che temiamo, visto come è presentato il film e l’assenza di alcun divieto, possano lasciare il segno anche sugli spettatori più giovani.,Beppe Musicco

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