Joy  (id.)
USA 2015 – 124’
Genere: Commedia drammatica
Regia di: David O. Russell
Cast principale: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini
Tematiche: lavoro, famiglia, indipendenza, realizzazione, divorzio, genitori-figli, impresa
Target: dai 14 anni

Una giovane donna divorziata ha un’idea che potrebbe migliorare la faticosa vita sua e della sua famiglia…

Recensione

Quest’ultima collaborazione tra David O. Russell e Jennifer Lawrence racconta un’altra storia di vicende familiari e successo personale, come già era capitato per Il lato positivo e, per certi versi, con American Hustle. Qui, a nostro parere, aggiungendo anche quel plus che solo la presenza di un’attrice che a ogni film migliora come Jennifer Lawrence è in grado di aggiungere. Il film è diviso in due parti: nella prima è narrata l’infanzia di Joy dalla voce di sua nonna (Diane Ladd). Joy, è una ragazzina intelligente, curiosa, molto creativa e con un enorme potenziale, che viene però affossato dai personaggi familiari che vivono con lei. Quando, con  un salto temporale, la vediamo cresciuta, capiamo che purtroppo non è riuscita a realizzare neanche un sogno della propria gioventù. Ha un lavoro senza prospettive, vive assieme ai due figli nella stessa casa fatiscente e sotto lo stesso tetto con la madre (Virginia Madsen) che passa le giornate nella propria stanza guardando le soap opera in tv; il padre divorziato (Robert De Niro) vive nel seminterrato, dove litiga continuamente con l’ex marito di Joy (che anche lui vive lì), un uomo affascinante ma inconcludente. In più ha anche una sorellastra invidiosa e ficcanaso, capace solo di criticare.
A questo punto il film potrebbe essere una delle tante storie tragicomiche su una famiglia disfunzionale (e già non sarebbe male, ma Russell ce l’aveva già mostrata ne Il lato positivo). Ma il regista a questo punto inserisce Neil Walker (Bradley Cooper), il dirigente di una tv che si occupa di televendite. Walker è sicuro di sé, attento agli altri quando deve decidere se un prodotto merita la sua attenzione, ha charme da vendere (nel vero senso della parola). E decide che porterà in televisione l’invenzione di Joy: un mocio che non ha bisogno di essere strizzato con le mani. Bello spunto (e probabilmente anche vero, visto che il regista dice di essersi ispirato a fatti realmente accaduti). Ma, anche se lo sembra, l’invenzione di Joy per le casalinghe non è il centro della storia. Perché chi conta veramente è Joy. Se fosse stato un film di Frank Capra, i vicini, gli amici, perfino degli estranei si sarebbero fatti in quattro per aiutare una povera ragazza e mostrarle che non tutti sono squallidi profittatori, e che la vita è meravigliosa. Ma i tempi sono cambiati, e la realtà può essere anche peggio della città egoista e fredda che l’angelo Clarence mostrava a James Stewart. Qui neanche tuo padre ti appoggia, e la sua nuova fidanzata (Isabella Rossellini, splendida) è un’arpia con un sacco di soldi che vuole farti dichiarare bancarotta. L’unico angelo è la nonna di Joy, che ci racconta la storia della sua amatissima nipotina e della caparbietà con cui ha lottato per lasciarsi alle spalle una desolante vita quotidiana, e reinventarsi totalmente. Jennifer Lawrence porta sulle spalle il personaggio e l’intero film, dimostrando una naturalezza e una versatilità imparagonabili (chi direbbe che è la stessa attrice della saga di Hunger Games?). Per usare il nome della sua protagonista, ammirarla in questo film è una vera gioia.

Beppe Musicco