Jack Reacher

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Un cecchino uccide senza scrupoli alcuni passanti. Le indagini porteranno la polizia al misterioso Jack Reacher.

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Thriller solido e senza fronzoli, ben congegnato sul piano spettacolare e dell’intreccio. Cristopher McQuarrie, al terzo film da regista, è lo sceneggiatore de I soliti sospetti. E si vede: come nel grande film di Bryan Singer di metà anni 90, anche qui la suspense è tutta giocata su alcuni misteriosi personaggi, il protagonista Jack Reacher, inafferrabile e dal passato oscuro, e soprattutto sull’identità del cecchino e le sue vere motivazioni. Perché infatti Barr (interpretato da Joseph Sikora) ha sparato? Quale il movente, quali gli indizi che hanno portato l’accusa a incriminarlo per il pluriomicidio? Reacher, chiamato in causa suo malgrado dal presunto assassino, dovrà svolgere un’indagine parallela con un occhio alla scena del crimine e un altro a chi gli vuol fare la pelle.

Sin dall’incipit il film promette bene: una decina di minuti ad alta tensione dove si racconta l’efferato omicidio ricorrendo ai vecchi arnesi del cinema hitchcockiano: nessun dialogo, solo musica, rumori di fondo e un obiettivo che indugia per parecchi secondi sulle vittime ignare. E tanti dettagli, anche minimi, che lo spettatore non dovrà perdere di vista. Jack Reacher non è però solo un giallo a enigma, ricco di false piste e indizi veri o solo presunti: è anche un thriller d’azione su modello de Il fuggitivo in cui non mancano scazzottate, ironia e uno splendido inseguimento in notturna. Ben delineato nei protagonisti e negli attori principali (oltre a Cruise, qui anche produttore e perfetto per il ruolo, si segnalano la solita splendida Rosamunde Pike e due grandi attori come Richard Jenkins, nei panni del procuratore, e Robert Duvall in un ruolo chiave per l’evoluzione della vicenda), il film di McQuarrie richiama tanto certo cinema d’azione degli anni 90 dove autoironia, carisma dei protagonisti e pistolettate andavano a braccetto. E forse proprio la sequenza dell’inseguimento su una macchina d’altri tempi è una dichiarazione d’intenti, come voler rifare il cinema di una volta usando gli stessi ingredienti di una volta: macchine, sparatorie, cattivissimi ed eroi senza macchia e senza paura.

Capitolo a parte per i cattivi, sorprendenti: se viene rispettato in pieno il cliché del cattivo senza scrupoli e se il film è da questo punto di vista un ricettacolo di brutti ceffi, a colpire sono più che gli scagnozzi i capi carismatici: Jai Courtney, faccia e muscoli giusti, ma soprattutto un inquietante Werner Herzog nei panni del capobanda Zec. Non manca qualche semplificazione: l’entrata in scena di Cruise è un po’ irreale e qualche personaggio (Jenkins e purtroppo lo stesso Herzog) risultano non sfruttati appieno. Ma nel complesso il film diverte, affascina e trasmette un po’ di nostalgia per i vari Harrison Ford e Mel Gibson e per una certa idea di cinema degli eroi in lotta per il Bene contro tutto e tutti.

Simone Fortunato,

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