Italiano medio

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La vicenda paradossale di Giulio Verme, da ambientalista convinto a coatto della peggior specie.

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Esordio dietro alla macchina da presa di Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, personaggio radiofonico e televisivo, autore di corti e finti trailer assai spassosi. Passare dal piccolo al grande schermo è sempre un rischio e sono tanti i professionisti anche in gamba divenuti scialbi interpreti di lungometraggi poco efficaci. La lista è lunga: dal mitico sfortunatissimo Teo Teocoli, protagonista di film debolissimi negli anni 90, ai vari recenti casi di Littizzetto, Brignani alla coppia Ale & Franz, che solo dopo aver bucato clamorosamente il loro primo film (il brutto La terza stella) sono riusciti a interpretare un buon film come Mi fido di te. E poi, quando c'è in ballo la caricatura, il politicamente scorretto, c'è ormai da fare i conti con l'ingombrante Checco Zalone: uno che lo schermo piccolo e grande l'ha bucato eccome. Premesse complicate per Maccio che però porta a casa un buon film, con tanti difetti tipici dell'opera prima ma ha anche qualità inaspettate. ,La vicenda è paradossale: il giovane Giulio Verme, dopo un'infanzia difficile con genitori che preferivano la televisione all'attenzione e alla cura del figlio abbandonato a se stesso, cresce e rimane aggrappato a valori che paiono sempre più merce rara: l'attenzione all'ambiente, alla legalità; la cura degli animali, l'ossessione per un cibo salutare. Addirittura – in uno dei tanti momenti di comicità grossolana e spesso volgare – il buon Verme intrattiene una lotta intestinale e personale contro deflagrazioni che potrebbero danneggiare l'ambiente e contribuire alla crescita del buco dell'ozono. Il mondo che circonda Verme è però un mondo in cui non si riconosce affatto. A dominare è la politica delle belle parole e dei tanti slogan (il “bello che avanza”, il motto dell'imprenditore palazzinaro Cartelloni interpretato da un irresistibile Rupert Sciamenna). Così il buon Verme si ritrova dapprima in combutta con un improbabile gruppo alternativo denominato I Salmoni (perché vanno controcorrente….) per cercare, attraverso qualche gesto forte, di risvegliare le coscienze; per poi ritrovarsi, a causa dell'improvvido consiglio di un amico (un altro caratterista incredibile, dai tempi comici perfetti, Herbert Ballerina), tramutato in coatto e tamarrissimo per aver provato una strana droga che fa a pezzi il cervello. ,A raccontarla così – e abbiamo tralasciato tanti particolari – il film di Capatonda appare diverso da prodotti analoghi, dallo stesso Zalone al quale è comunque debitore, se non altro per la presenza di una comicità scorretta che non fa prigionieri, a film meno riusciti come Ti stimo fratello o certe cose di Ruffini (Fuga di cervelli e Tutto molto bello). Italiano medio è differente: non è parodia e scherno più o meno oltraggioso, anche se i colpi bassi non mancano: è un film che rientra nel filone del grottesco all'italiana e della commedia amarissima che deforma la società per toccarne i nervi scoperti e scoperchiarne le contraddizioni. Insomma, Salce e Risi, Fantozzi e I mostri per toccare i vertici di una commedia che da anni non si vedeva sui nostri schermi. Maccio vola ovviamente più basso: il suo film ha limiti oggettivi. La narrazione non sempre è coesa, gli sketch a volte appaiono gratuiti quando non toccano il cattivo gusto e, certo, non si ha grande originalità né da un punto di vista narrativo né dal punto di vista della resa di alcuni personaggi sin troppo sopra le righe. Altrove il film fa centro: innanzitutto nell'intelligenza di Maccio di circondarsi di caratteristi uno più in gamba dell'altro. La coppia formata da Sciamenna e Ballerina (entrambi nomi d'arte: si chiamano Franco Mari e Luigi Luciano, quest'ultimo già visto in Ma che bella giornata) non fa rimpiangere certi caratteristi che tenevano testa a Villaggio/Fantozzi, gli indimenticabili Calboni, Filini e la leggendaria signorina Silvani. I due spesso rubano la scena al protagonista, strappando la risata e portando al film una propria specificità comica: la scorrettezza di un Cartelloni, imprenditore a metà tra Berlusconi e Agnelli, si accompagna ai tanti personaggi interpretati da Ballerina, campione di una comicità stralunata e surreale. Per dire: la sequenza girata in una mitologica Via del tutto eccezionale è tutta giocata sul paradosso ed è perfetta quanto a tempi comici e attese dello spettatore. Non sono i soli a funzionare: Nino Frassica ha praticamente una battuta e, come spesso gli accade, fa saltare sulla sedia con il suo gusto per l'assurdo. E ancora: i tanti caratteristi che fanno da sfondo alla narrazione, i “tipi” umani fautori del gruppo de I Salmoni dove c'è veramente di tutto. La pacifista terrorista, il complottista convinto che ci siano microchip sottopelle ovunque, l'attore caduto in disgrazia che cerca di mettere il faccione per una buona causa. Maccio ne ha per tutti: fustiga senza pietà un’idolatria dell'immagine e dell'apparire che nasconde un disagio estremo e tanta ignoranza. Il tormentone della trasmissione Mastervip in cui finisce per essere triturato anche Verme non è soltanto una chiara presa per i fondelli di una trasmissione televisiva di grande successo, è la denuncia forte e amara di una società fondata più che sul lavoro su uno spettacolo fine a se stesso. Che ha creato, come si dice a un certo punto nell'unica sequenza “seria” del film, tanti mostri nel piccolo schermo e altrettante macerie fuori in una realtà che appare sempre meno palpabile e sempre più subalterna di un nuovo mondo virtuale e inquietante, che sembra ormai aver annullato le coscienze. Un'enorme, immensa invisibile pillola che inghiottiamo ogni giorno e che riduce il nostro cervello al 2% delle proprie facoltà.,Simone Fortunato

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